Nemcov e il Bianconiglio

Dal giorno della morte di Boris Nemcov il coro dei media e della stampa di Usa, Gran Bretagna, Francia – insomma, dell’intero Occidente – diceva chiaramente: “E’ opera di Putin”. Un coro unanime, se nessuno ha espresso dubbi in merito, anche indirettamente. In Italia  ne abbiamo perfino fatto un Matteotti russo (Gad Lerner), un coraggioso dissidente ucciso mentre passeggiava dinanzi alle mura del Cremlino – simbolica sfida al Potere? – giusto alla vigilia di una manifestazione di massa contro il ”dittatore” Putin. Una magnifica narrazione di protesta.

Con grande tristezza, però, le cose non stanno propriamente così.

E’ semplice domandarsi: “A chi è convenuto questo omicidio? Chi ne ha tratto vantaggio?” Bene, allora se una risposta semplice esiste è che se c’è davvero qualcuno a cui questo omicidio così insolito NON è convenuto, questo è proprio il presidente Putin. Mettendo a lato riflessioni sulle modalità dell’assassinio (come la scelta del luogo: un ponte sulla Moscova a pochi metri dalla Piazza Rossa con i torrioni del Cremlino in bella vista (un po’ come se io sparassi dalla finestra di casa al mio acerrimo nemico che cammina per strada); oppure la decisione di colpire un bersaglio in movimento dall’interno di un veicolo in movimento (una Lada, o un furgone della nettezza urbana?), il che fa pensare a una organizzazione e non a semplici sicari prezzolati), il clamore mediatico contro Putin e la Russia – che per l’Occidente sono esattamente la stessa cosa – all’epoca della crisi ucraina e delle sanzioni UE contro Mosca crea e creerà non poche difficoltà nel dialogo diplomatico con i partner occidentali della Grande Madre, ma rappresenta soprattutto un gravissimo danno politico e di immagine (oltre agli inevitabili risvolti a livello di information warfare). Quando i portavoce del governo russo o lo stesso Putin hanno definito Nemcov un non-pericolo per il sistema-Russia e hanno bollato questo omicidio come una ‘provocazione’ per destabilizzare il Paese c’è da credergli: in molti hanno interesse a danneggiare Putin, all’interno ma soprattutto fuori, all’estero.

Sui media occidentali Nemcov è stato definito il leader dell’opposizione russa, quella liberale (e liberista), quella delle ONG finanziate da enti e istituzioni straniere che così nobilmente si preoccupano dello stato dei diritti umani in Russia. Notevole, per un politico il cui partito non ha superato il 2% alle ultime elezioni. Già, perché in realtà il vero leader dell’opposizione a Russia Unita (il partito di governo) è Gennadij Zjuganov, segretario del Partito Comunista, la seconda forza politica nel Paese. Chi è – pardon, era – allora Nemcov?

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Boris Efimovič Nemcov era molto famoso nel suo Paese, è stato un grande sostenitore di El’cin e una importante figura politica della prima Russia post-sovietica. Come ricordava l’ex-ministro delle finanze Kudrin durante i funerali, Nemcov guadagnò una certa popolarità presso i russi quando costrinse le compagnie energetiche a pagare le tasse, ma il suo avvicinamento alle posizioni dello schieramento liberale ne fecero uno dei responsabili della gravissima crisi economica che portò la Russia al default del ’98. Cosa che i russi non hanno dimenticato, se è vero che con l’arrivo di Putin al potere Nemcov venne del tutto marginalizzato e non ottenne più un seppur minimo successo politico. La sua opposizione a Putin lo avvicinò ulteriormente agli ambienti oligarchici liberali sia di Mosca che di Kiev, del cui governo scaturito dalla “Rivoluzione arancione” del 2004 divenne per breve tempo consigliere. Negli ultimi anni il suo nome è passato anche per Wikileaks, nei cui files è definito anche uno dei consiglieri dell’opposizione bielorussa a Lukashenko, e attraverso lo scandalo “Oil”, la società energetica di cui Nemcov è stato chairman nel 2004-2005. Quando i pubblici ministeri russi fecero rilevare che il gruppo era colluso con organizzazioni criminali – che tramite operazioni bancarie illegali realizzavano proventi illeciti – Nemcov ha lasciato il gruppo, dicendo che voleva “eliminare eventuali rischi politici nel settore”. Più recentemente l’ex leader di Sojuz Pravych Sil ha sostenuto il movimento filo-occidentale”Majdan” e ha criticato la posizione del governo russo in merito alla crisi ucraina. Per riassumere, ormai da lungo tempo Nemcov aveva cessato di giocare un determinante ruolo politico in patria – che fosse per i fallimenti elettorali o per le colpe nella catastrofica applicazione delle ricette neoliberiste all’economia a fine anni ’90 (si veda lo studio “Il caos russo” di Jacques Sapir) – e non poneva certo una minaccia per Putin e il governo. E dirò di più: la dissidenza di un Nemcov rappresenta l’opposizione ideale che qualsiasi governo desidera. Una protesta marginale e debole, priva di effetti sull’opinione pubblica, senza contatti con le leve di comando, facile da gestire e da impugnare per rintuzzare le accuse sui deficit della democrazia russa.

Se si considera allora Putin un politico consapevole, accorto, che tutto soppesa (e un quindicennio di grande statismo è lì a dimostrarlo), allora far uccidere un Nemcov è certamente la cosa nemmeno più insensata, ma più idiota che un tale uomo di Stato possa mai fare.

E quindi, chi sono i veri responsabili e i mandanti di questo omicidio?

E’ prematuro darsi una risposta definitiva, significherebbe procedere per congetture nella tana del carrolliano Bianconiglio, un tunnel di ipotesi infondate e di complottismo (come avanzare a caldo accuse alla CIA, e qualche analista l’ha già fatto):

– servizi segreti russi deviati? (una pensata di sicuro successo in Italia, se non altro)

– nazionalisti russi che vedevano in Nemcov una marionetta dell’Occidente?

– i gruppi xenofobi ucraini, che hanno promesso l’avvio di campagne terroristiche in Russia?

– regolamento di conti interno a certe cosche finanziario-mafiose?

– scontro interno all’opposizione liberale? (questa mi pare davvero grossa)

– coinvolgimento di servizi stranieri per destabilizzare o per punire l’opposizione troppo blanda al governo Putin?

Pronunciarsi su ognuno di questi scenari, ripeto, è davvero troppo presto. Le indagini ufficiali hanno appena avuto inizio e sono tanti i nodi da sciogliere. Lo stesso Putin sarà sottoposto a una pressione enorme, con i riflettori puntati contro dovrà dare all’opinione pubblica prova dell’estraneità del governo, e il clamore interno è stato importante se calcoliamo che tra la manifestazione del 28 Febbraio e i funerali si sono radunate alcune decine di migliaia di persone. Nondimeno, è possibile una banale riflessione sul caso.

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Se non possiamo parlare ancora di esecutori e mandanti, chiediamoci chi ha  interesse a strumentalizzarla, la morte di Nemcov. Putin, o più verosimilmente gli Stati Uniti (due secoli di ingerenze internazionali lo certificano) e la Giunta di Kiev? Perché, pur senza tirare per forza in mezzo la CIA (qui lo nego, qui lo dico) i primi avversari della Russia sulla grande scacchiera sono quelli. Vien comunque difficile pensare che il consenso di oltre l’80 % del popolo russo all’attuale governo possa essere scosso, ma allora, se non si sperava in un contraccolpo reale sul fronte interno, quali vantaggi si volevano ottenere da questa piccola crisi?

La ripresa della campagna mediatica contro la Russia avviene in un momento critico. I finanziamenti per 350 mln di dollari all’esercito di Kiev approvati dal Congresso americano a dicembre segnalano la fine probabile degli accordi di Minsk sulla tregua nel Donbass e una recrudescenza del conflitto per integrare l’Ucraina nel blocco NATO, proprio quando mesi di sanzioni UE contro Mosca hanno aggravato la già drammatica crisi dell’Eurozona. Dinanzi ai dubbi di parte delle classi dirigenti europee sulla guerra economica in funzione anti-russa che gli Usa impongono all’Europa, Washington può usare l’affaire Nemcov non tanto per destabilizzare Putin, quanto per contenere i malumori dei suoi partner nel Vecchio Continente, e rinsaldare i vincoli che legano le due sponde dell’Atlantico. Questa fase è parte di una politica decennale di scardinamento della naturale cooperazione tra le nazioni europee e la Russia, che vede come complementari la guerra dell’informazione a tinte russofobiche (il Putin autistico, il Putin omofobo, il Putin che spara missili contro aerei civili, Mosca che invade l’Ucraina, etc etc), il golpe di Majdan e le speculazioni contro il rublo, ma in modo particolare gli accordi sul TTIP – novella riedizione del Piano Marshall –  ancora lì da venire.

E’ ancora presto per puntare il dito, e quindi sbilanciarsi nel distinguere nell’omicidio Nemcov un’operazione di intelligence piuttosto che un’esecuzione mafiosa, ma guardarsi per bene attorno…questo lo si può fare.

Federico Pastore

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