Girotondo 80 euro

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Giro-girotondo. Casca il mondo. Casca la terra. Ed anche gli 80 euro finalmente finiscono nelle buste paga di qualche milione di cittadino, lavoratore (fortunato lui) non ricco. Dopo quattro sedute di discussione, la Camera ha approvato il decreto legge del super governo Renzi, che ora si gongola al pensiero che una delle sue promesse è finalmente diventata realtà. Gongola la Boschi, e se la spassano gli italiani che ora possono star certi di quell’aumento di stipendio ormai legge. Si prendono le mani l’un l’altro il Presidente del Consiglio, Napolitano, i ministri, il sottosegretario e stratega dell’Esecutivo Delrio, i capigruppo Zanda e Speranza, tutti pronti a cantare il ritornello del bambinesco gioco del girotondo, appunto.

Giro-girotondo. Casca il mondo. Son tutti felici, tranne – forse – il ministro Padoan, che all’angolo della stanza pensa a come rientrare dei costi dell’operazione renziana senza dover alzare le tasse, nel caso in cui le previsioni sull’andamento economico dei prossimi anni saranno lontanucce da quanto sperato. Girotondo 80 euro: il gioco del Governo che porta a casa un buon risultato – quantomeno – politico.

Le opposizioni, e anche qualche alleato, però al gioco non ci stanno poi così volentieri. Giro-giro tondo. Casca il mondo. Rischia di cascare anche la maggioranza. Per questo la Boschi, nella seconda seduta ha tirato fuori per la tredicesima volta il coniglio dal cappello. A rinfrescare la memoria all’Aula è il Presidente della Camera: “Ricordo che nella seduta di ieri il Governo ha posto la questione di fiducia”. Urca.

Giro-giro tondo. Casca il mondo. Casca la terra. Fuori dal coro Roberto Capelli (Centro Democratico), che non si tira indietro – nonostante la fiducia alla fine accordata – nel ricordare i dubbi presentati al Governo dai tecnici del Senato, dubbi “ai quali il Governo risponde ritenendoli infondati, con le garanzie di copertura derivanti dalla riduzione della spesa prevista per i prossimi anni”. Chi avrà ragione, solo la prossima finanziaria potrà dircelo.

Intanto, giro-girotondo. Casca il mondo. Casca la terra. È il turno dell’on. Maietta che di cantare il ritornello non ha alcuna voglia, visto che dovremo restituire “gli stessi 80 euro (…) alle casse dell’erario per il pagamento della TASI, edizione rivista e corretta, ma neanche tanto, dell’IMU sulla prima casa”. “Dov’è” – domanda – “la giustizia sociale”, mentre il Governo allegramente danza alla vittoria sull’Irpef? Sono “esclusi gli incapienti, sia lavoratori sia autonomi, sia i pensionati. “Davvero pensiamo che 80 euro in favore di alcune migliaia di persone (…) possa risolvere la situazione?” si chiede, incredulo. “Ma non scherziamo, siamo seri”.

Giro-girotondo. Casca il mondo. Traballa Per l’Italia, che con Mario Sberna rivendica “grande perplessità e contrarietà rispetto alla platea dei beneficiari”, perché lascia a bocca asciutta e fuori dai giochi “soprattutto, ancora una volta, l’ennesima, i carichi familiari, rinviati in extremis alle determinazioni della legge di stabilità”. Ovvero, quando Renzi avrà finito di giocare al girotondo80euro con la Madia. “Le famiglie con figli, non certo i matrimoni gay, solo l’assoluta priorità di questo Paese”.

Giro-girotondo. Casca il mondo. Casca la terra sotto i piedi di Guido Guidesi (LN), tenuto conto che il decreto è arrivato all’approvazione senza lasciare alla Camera molto tempo per discuterlo: “la Commissione bilancio non ha avuto modo di discutere gli emendamenti; (…) di valutare il teso; la Commissione bilancio ha solo preso atto che la maggioranza ed il Governo avevano deciso di non cambiare niente rispetto a quello che era uscito dal Senato”. Non solo. C’è poco da canticchiare se “all’interno di questo decreto troviamo addirittura l’autorizzazione per un’ulteriore emissione di titoli di Stato fino a 40 miliardi di euro per il 2014”. Girotondo indebitamento. Casca il mondo. Cascano le casse dello Stato.

E non solo. Non gioiscono nemmeno i deputati di Scelta Civica. Il perché, lo comunica Di Celso, il quale sembra sincero nel dire che questi soldini agli italiani potranno “rilanciare i consumi parzialmente (che già la dice lunga, NdR), ma sicuramente non avrà l’effetto di choc” e poi bisogna anche ricordare che “gli interventi sulla spesa sono al momento tutti da definire”.

Ma a Renzi non importa, in fondo, com’è giusto che sia. Giro-girotondo. Casca il mondo. Casca la terra. Gennaro Migliore (Sel) s’è stufato di tutte le fiducie apposte dal Governo ai suoi decreti (13 su 13), richieste come se fosse “un atto routinario, come una considerazione ormai stanca di quelle che dovrebbero essere le funzioni di un rapporto con il Parlamento”. Che rimane, di fatto, fuori dal gioco dei giovani ministri. Chissenefrega, dirà il Premier. Lui canta e balla, in cerchio, mano nella mano degli altri fedelissimi, il girotondo degli 80 euro.

Giro-girotondo. Casca il mondo. E Forza Italia proprio questa musichetta non può più sentirla. Latronico prova a spezzare l’allegria gettando sterco su un decreto che per rendere strutturali gli 80 euro dovrà reperire “15 miliardi di euro, cifra che, visto l’andazzo, probabilmente sarà definita con ulteriori tasse”: “aumento della tassazione sulla prima casa (…), sui conti correnti, sulle addizionali Irpef, comunali e regionali, sui bolli dei passaporti e dei conti correnti e delle rendite finanziari (passa dal 20 al 26% nel decreto, in effetti), il cui gettito presenta anche profili di aleatorietà”. Attenzione, dice il berlusconiano di ferro, alla “tassazione sui fondi pensione, che passa dall’11 per cento al 11,5 per cento”.

Giro-giro tondo. Casca il mondo. Casca la terra. Tutti ad ascoltare Alessio Villarosa (M5S) che decide di mettere a nudo tutte quelle che i pentastellati considerano le nefandezze del decreto-spot di Renzi&co: “pago la TASI e pago più di quanto pagavo con l’IMU”, “pagheremo il 6% in più sui nostri conti correnti, sulle nostre obbligazioni”, “50 milioni li prenderemo dalla riduzione del fondo sulla tutela dell’ambiente”, “150 milioni dal canone RAI”, “33 milioni li prenderete dalla tassazione sulle energie rinnovabili”, “2 miliardi e 100 milioni verranno dai tagli alle regioni e ai comuni”, “avete fatto una battaglia conto l’edilizia scolastica, che costa 50 miliardi di euro: qui ne avete erogati 300 milioni di euro. Neanche il 2 per cento!”, “avete calcolato 650 milioni di IVA (…): e se dovesse mancare, da dove prenderete i soldi?”

“State all’era”, ammonisce Villarosa. Giro-girotondo. Casca il mondo. Casca la terra. “Vi ritroverete con il culo per terra”.

 

Giuseppe De Lorenzo

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