Caro Wladimiro…

Caro Wladimiro,

nel momento della sconfitta, da uomo che ha sempre votato a destra, vorrei porti l’onore delle armi.

Sono un immigrato da 46 anni a Perugia dalla bassa Calabria, quella dominata dalla ndrangheta. Non ho mai creduto fosse possibile smantellare il potere mafioso nella mia terra (forse esportabile!), ma ero certo che un potere politico nato dalla Resistenza (e quindi comunista…senza dubbio) e dagli accordi con i poteri con Massoneria e un certo Clero, potesse prima o poi crollare.

E ieri sera il crollo è stato rovinoso e spiace pensare che un giovane come te debba pagare per intere generazioni che ti hanno preceduto ed ora pare ti hanno tradito e abbandonato al tuo destino.

Ma sono sempre i giovani che, a volte inconsciamente, determinano i cambiamenti: ne è l’esempio il tuo avversario Romizi che, da parte sua, ha dovuto combattere analoghe battaglie per liberarsi dai vincoli…consociativi (la candidatura di Zaganelli cosa era se non un favore fatto per non vincere?).

Sinceramente ti dico che, nonostante la sconfitta, da giovane quale sei stato al primo mandato da Sindaco ed ancora ora ti presentavi per il secondo mandato, hai assolto al tuo ruolo di cambiamento.

Ti sei offerto, in qualche modo, come vittima sacrificale di un sistema di potere durato 69 anni che il tuo vecchio PCI ha condiviso con massoni dichiarati (senza dietrologie, cosa sono stati molti sindaci di Perugia?) e con cattolici cosiddetti “adulti” (non avreste vinto molte tornate elettorali senza il loro supporto e la loro benedizione politica).

Ero presente in cattedrale il giorno dopo il tuo insediamento per il saluto al Vescovo Chiaretti che lasciava: ti osservavo impacciato nel ruolo di primo cittadino, ma anche e soprattutto in quello di….cristiano. Nonostante il tuo nome possa evocare lontane simpatie per la Russia comunista, di fatto ha un significato importante per la cristianità orientale (uomo che governa con giustizia, con forza) eri impacciato a Messa. Quando il Vescovo “ritualmente” ti ha costretto ad alzarti davanti a Dio e pronunciare la preghiera del “Padre Nostro” ho visto sul tuo volto disagio misto a commozione interiore.

Posso solo pensare che tu, giovane, nonostante fossi stato educato alla “laicità” non eri in grado di tenere insieme le due anime di Perugia: comunismo agnostico e laicità credente. Troppo giovane per comprendere a quali compromessi ideali, valoriali e morali queste due anime perugine si tenevano unite da 150 anni e forse più. Eri l’ultimo di una catena di potere (anche “spirituale”), e non potevi non difenderla (il tuo discorso è stato imbarazzante!!); ma sentivi dentro il tuo animo ancora quel richiamo commovente che viene da lontano e che è innestato nel tuo DNA (come nel mio nonostante la Calabria la ndrangheta) che ci ha trasmesso la Chiesa con il latte materno. Il Padre Nostro lo avresti dovuto pronunciare a voce alta, non vergognandoti che qualche meschino massone seduto accanto a te o un vecchio (si, vecchio anagraficamente) partigiano ti potesse rimproverare di cedere al tuo ruolo di sacerdote della laicità!

Era ovvio allora che in quell’imbarazzo e in quell’impaccio ci fosse già iscritta la tua sconfitta se mai ti avessero riproposto nel ruolo “sacerdotale” che non era tuo per generazione e per cultura.

Ora comprendi il perché del mio “onore delle armi”: credo che i vincitori di una guerra dove si sono contati vittime e dolorose sconfitte debbano riconoscere un “valore” allo sconfitto di turno.

Mi spiace pensare che lo stesso non abbiano mai voluto mai fare i tuoi predecessori verso quella “destra” sconfitta nel 1945 e che ora orgogliosamente e, devi riconoscerlo, dopo 69 anni assapora il gusto della vittoria e spero mai della vendetta.

I giovani come te e Romizi servono proprio a questo: a pacificare una città che, comunque, del vostro sistema di potere era davvero stufa e desiderosa di cambiare.

Un sincero augurio per il tuo ruolo di “oppositore” in una stagione nuova che sarà all’insegna dell’alternanza.

Saverio De Lorenzo

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