Nuove natiche al palazzo comunale

878909-boccalivSettant’anni equivalgono, giorno più giorno meno, a 840 Mesi, cioè almeno 25.550 levate del sole. Pensate in una città a quante sedute di Consiglio comunale sono state fatte, quante riunioni di Giunta, quante volte il sindaco è entrato nel suo ufficio. Fate allora viaggiare l’immaginazione e fantasticate su una ridente cittadina (o ex ridente cittadina) che per 840 mesi, 25.550 giorni e 613.200 ore, ha visto passare per la sedia di sindaco le natiche della stessa persona. Penserete: nemmeno a Nusco, se De Mita invece di fare politica nazionale si fosse dedicato da sempre all’amministrazione locale, avrebbero eletto lo stesso governante per settanta anni consecutivi. Allora, se credete che non possa essere possibile, immaginatelo.

Per sette decenni, in questa magnifica città, un solo partito (o ristretto gruppo di sigle partitiche) ha governato, dato appalti, fatto le scelte di politica cittadina: viabilità, cultura, sicurezza. Il posto in questione ha un centro storico bellissimo, lasciato marcire grazie a decisioni folli, chiuso ai cittadini da una Ztl mai amata e commercialmente svuotato dalla nascita come funghi di centri commerciali in tutte le zone periferiche.

Ma non solo. Nel mentre dentro le mura la sicurezza diventava un optional, il resto della città veniva lasciata in mano a trafficanti e operatori della droga: parchi inagibili dopo il tramonto e stazione ferroviaria luogo di spaccio quotidiano. Il tutto mentre sempre lo stesso sindaco varcava per l’ennesima volta la soglia del palazzo comunale.

Alla cittadinanza, però, veniva regalato un piano rivoluzionario per risolvere le ardue pendenze che uniscono la periferia alle zone centrali: un minimetrò. Sull’opera hanno guadagnato in tanti, meno che le casse comunali che si sono ritrovate con l’acqua alla gola. Quando venne al mondo, il minimetrò provocò non poche proteste. I rumori causati dalle cabine mobili lungo il percorso, sono stati il minore dei problemi. Il voro dramma è che l’opera in questione è praticamente inutile. Spesso vuota, economicamente insostenibile e poco utilizzata da residenti e turisti. La sera chiude presto per lavori di manutenzione incredibilmente costosi. Pensate che chi intendeva occupare nuovamente la sedia di sindaco pensava di allungarne ulteriormente la tratta.

Questi questi sono solo alcuni esempi, tra gli ultimi, dell’erronea amministrazione di questa immaginifica località. Dopo settanta anni con lo stesso primo cittadino, una città è completamente monopolizzata, amministrata senza la reale possibilità di opporsi per chi non condivide il modo di concepire la struttura cittadina. Chi ha immaginazione, continui a fantasticare, pensando alle mozioni passate in consiglio comunale, alla distribuzione ad amici e parenti di ogni beneficio.

DownloadedFileEppure, qualche volta, i sogni s’avverano. È possibile che dopo tanti, troppi anni anche una tra le ultime città italiane continuativamente amministrate dalla stessa parrocchia decida sia giunto il momento di recidere il cordone ombelicale, di matrice ideologica, che la voleva legata ad un unico schieramento. Ogni tanto qualche muro cade. Crollano i malaffari, la mala amministrazione, scade il ciclo politico-elettorale del “tappo le buche poco prima del voto”. Crolla l’idea di una città immobile, che non ha mai conosciuto l’alternanza (dai politologi considerata una caratteristica di buona democrazia). Crolla il muro di Berlino che faceva di Perugia una delle poche città ad essere stata ininterrottamente (mal) governata dalle stesse natiche attaccate a quella poltrona a Palazzo dei Priori. Perché sapete, il vero problema non è stato Boccali, incapace amministratore finale. La vera anomalia è stata l’assenza di ricambio politico, che permette ad una città di veder realizzate due idee contrapposte, così da trarre benefici da entrambi i punti di vista. Per questo non c’è molta differenza se le natiche portano il nome di Locchi, Maddoli, Valentini o Zaganelli. Valgono allo stesso modo e possono essere tutti unitariamente rappresentati da quelle chiappe comodamente posate sulla sedia di primo cittadino da quattordici lustri. A Perugia è mancato l’altro lato della medaglia degli schieramenti politici, che da oggi, invece, porterà le sue idee innovative e commetterà i propri errori. E chi si scandalizza che “faccetta nera” (che poco si addice al volto un po’ democristiano del nuovo sindaco) abbia conquistato la rossa Perugia e chiede quindi una nuova liberazione, non capisce la ricchezza dell’alternanza. Che rende la democrazia veramente compiuta. Ora Romizi faccia le sue scelte. Dia alla città l’immagine che una parte della cittadinanza ha sperato per lungo tempo di veder realizzata. Stia attento, però, l’occasione è ghiotta. E non capiterà, purtroppo, tanto spesso. Insomma, non faccia come Alemanno.

Giuseppe De Lorenzo

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