In ricordo della “Nakba”

 

Oggi, 15 del mese di Maggio, è il Giorno del ricordo della “Nakba”, parola araba che significa “catastrofe, calamità, disastro”. In Palestina la “Nakba” è un vocabolo sintetico, nel senso che costituisce la sintesi dell’esperienza storica palestinese sotto il dominio dello stato di Israele, proclamato da Ben Gurion il 14 Maggio 1948.
Perché la scelta del Quindici? Perché a partire da quel giorno – e dir la verità già da diverso tempo prima – ebbero inizio i decenni di pulizia etnica, massacri, occupazione militare che proseguono ancor oggi e che hanno ricevuto il nome, appunto, di “Nakba”.

Ora, poiché non si desidera fare i sentimentali nemmeno nel ricordo, anche se nondimeno è di memoria e di sentimenti che si vuol parlare, penso che un buon consiglio librario sia quel che serva – anche per staccare la mente dalle immagini di violenza cui siamo abituati quando fanno servizi e documentari su Gaza e sulla questione palestinese. Vorrei quindi recensire in breve un libro.
pappe
Il titolo è “La pulizia etnica della Palestina”, pubblicato da Fazi Editore nel 2008. Il suo autore si chiama Ilan Pappe ed è uno storico ebreo (sì, ebreo, non semplicemente israeliano – la distinzione ha i suoi motivi, e riguarda il plagio che il Sionismo ha compiuto dell’identità ebraica).
Pappe appartiene a quella corrente storiografica israeliana nota come “Nuova Storia” che fece la sua comparsa negli anni Ottanta con il preciso intento di rivedere, di rileggere la storia dell’immigrazione ebraica in Terra Santa e della fondazione del moderno Stato di Israele. Da studioso indipendente ha enucleato dalla narrazione mi(s)tica sionista le atrocità commesse dalle milizie ebraiche contro i civili palestinesi, facendo scoperte sconcertanti (ne basti un esempio: la contaminazione dell’acquedotto di Acri con microbi del tifo per scacciarne gli abitanti), rese ancora più tali dalla consapevolezza che di questi fatti si tace praticamente da sempre. In Italia poi questo oblio ha avuto il colore dell’opportunismo politico – dall’aperto supporto a Israele da parte della Destra missina fino a quella post-berlusconiana, per arrivare al silenzio mediatico che la Sinistra ha adottato sull’argomento in modo sempre più esteso dai tempi dell’eurocomunismo di Berlinguer.
Inconcepibile poi è la negligenza degli storici di professione a pubblicare nel nostro Paese opere chiarificatrici sulla questione.
Questa traduzione è il primo studio dettagliato e critico in lingua italiana sull’esodo forzato del popolo palestinese dalla propria terra.

Come scrive Pappe nella prefazione, “il termine Nakba fu adottato, per comprensibili ragioni, come tentativo di controbilanciare il peso morale dell’Olocausto ebraico”. Perché la Shoah ha avuto un inizio e un suo termine, ma la Nakba prosegue ancora.

Federico Pastore

 

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