Nessuno s’indigna per la maglietta contro Raciti

 

downloadgemmiNessuno s’indigna. La finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina è stata uno scandalo. Ma non per gli spari fuori dallo stadio, non per i feriti o le persone in fin di vita. No, questo – purtroppo – è abbastanza “normale”. O, meglio, quotidiano. Che nel calcio comandino gli ultras i quali hanno un potere di ricatto non indifferente (abbonamenti, merchandising, biglietti, ecc) è cosa nota. Che siano cretini, anche. Ma le mostruosità venute fuori da quella partita di calcio sono altre. Due, per la precisione. La prima: i fischi all’inno nazionale e il relativo silenzio delle istituzioni. La seconda: la maglietta portata dall’ultras-padrone Genny ‘a Carogna. E l’assordante mutismo dei benpensanti.

Cominciamo dall’inizio. C’è una follia nel calcio italiano che si chiama “chiusura delle curve per discriminazione territoriale”. L’altro mantra del calcio politicamente corretto è la reazione sdegnata di tutti ai fischi verso i giocatori di colore. Gli ululati verso Balotelli e le banane lanciate a Dani Alves hanno prodotto reazioni violente. Non diciamo che sia sbagliato, intendiamoci. In fondo una partita a porte chiuse è poca cosa e la banana mangiata da Renzi e Prandelli sarà stata certamente buona. Quello che avrebbe dovuto indignare, invece, sono i fischi all’Inno Nazionale. Eppure, silenzio tombale. Solo Della Valle ha scosso un poco la testa. Renzi ha continuato imperterrito a cantare, senza sprecare alcun tweet a riguardo. La discriminazione territoriale sì, i fischi all’Inno no. Libertà di espressione, per carità. E se la bandiera borbonica comparsa sugli spalti riporta il discorso alla mancata unità effettiva del popolo italiano, ci si sarebbe aspettati una reazione dalle istituzioni. O forse occorre gettare una bandiera italiana dagli spalti per attirare l’attenzione?

Ma il silenzio più grave è quello sulla maglietta dell’ultras napoletano. Saviano è un ottimo osservatore di cose che hanno a che fare con la camorra e non ha mancato di twittare un messaggio polemico: “solo ora ci si accorge che nella tifoseria organizzata napoletana comanda la camorra?”. Ultimamente lo scrittore si è anche dedicato all’atacco frontale alla polizia violenta. Numerosi i suoi interventi contro gli agenti dal mangnello facile e contro gli applausi del sindacato di polizia ai colleghi condannati per la morte del giovane Aldovrandi. Ieri, invece, silenzio. Genny ‘a Carogna portava sulla maglietta una frase inneggiante Antonio Speziale, il tifoso assassino che ha ucciso Filippo Raciti, uomo in divisa, durante una partita a Catania. La maglietta è paragonabile agli applausi? No. Saviano non si schiera dalla parte dei poliziotti offesi da quella scritta. Nessun messaggio di sostegno del Presidente della Repubblica alla famiglia di Raciti. Nessuna dichiarazione. Nessun tweet. Tutto è passato in sordina. Raciti, in fondo, non ha un’aula dedicata in Parlamento.

Figuriamoci. Portava una divisa, non un estintore.

Giuseppe De Lorenzo

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