Verso la guerra civile e oltre

I recenti e meno recenti episodi nell’Est ucraino che hanno visto tafferugli, scontri armati e infine morti trovano la loro sintesi finale nella rottura della tregua pasquale – tra le fazioni militanti della giunta di Kiev e i civili organizzati filorussi – e nella barbara uccisione ( con tanto di telecamera a riprendere ) dell’ex-capo della polizia di Donetsk da parte di un presunto gruppo di neonazisti di Maidan. Per quanto sia un segnale incoraggiante che le divisioni blindate inviate dal governo golpista a sedare le rivolte delle province orientali si siano per lo più rifiutate di aprire il fuoco contro i patrioti locali, la verità è che il fiume degli eventi, inarrestabile nonostante i tentativi diplomatici, porta il Paese verso la guerra civile, e probabilmente oltre ancora.
Nella giornata di ieri il ministro degli esteri russo Lavrov ha denunciato la violazione degli accordi di Ginevra della scorsa settimana, accusando la giunta golpista di istigare gli animi verso lo spargimento di sangue, come anche dimostrato dalla sparatoria di Pasqua a Slaviansk, che
«dimostra l’incapacità o la riluttanza delle autorità ucraine a controllare gli estremisti». L’esortazione rivolta a Washington affinché controlli Kiev ed eviti nuove vittime va vista solo parzialmente come una concessione alla diplomazia; più sottilmente, essa indica esecutori e mandanti.
Il punto di vista di Kiev è chiaro. Un aumento vertiginoso della tensione darebbe stabilità al nuovo regime e consentirebbe la promulgazione di leggi speciali per trattare in modo deciso le rivolte nell’Oriente russofilo. Al contrario, l’inerzia favorirebbe la scissione dell’Ucraina orientale, un vero bacino industriale ogni giorno sempre più autonomo e legato alla vicina Russia.
Non meno palese è l’orientamento della UE e della NATO. La strategia è quella di velocizzare l’ingresso dell’Ucraina nel Patto Atlantico e nella zona economica europea: sarebbe un trionfo tattico enorme, per certi versi superiore alla stessa caduta dell’Unione Sovietica, staccare Kiev da ogni legame politico con Mosca. Viceversa, il fallimento di questi sforzi favorirebbe il successo di Putin, il quale fino ad ora ha indovinato tutte le mosse dei suoi avversari. E’ infatti logico che la Russia non permetterà né l’installazione di basi NATO a così poche centinaia di chilometri dalla propria capitale né la consegna di una nazione sorella al nemico di sempre senza muovere un dito.
Detto fuori dai denti, il rischio che la guerra locale si allarghi a un conflitto fra potenze non è una eventualità remota, ma un profilo cui ci si avvicina a piccoli passi.nato-expansion

 

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