La fine dell’inizio…o l’inizio della fine?

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La crisi ucraina sembra aver preso una svolta insospettata, al culmine di giorni di guerriglia urbana e decine di morti. Più delle violenze di Kiev la giornata di oggi ha svelato tutta la fragilità del sistema politico ucraino, che in meno di 24 ore ha deposto il presidente eletto Janukovič e liberato la sua carcerata più famosa. Non proprio solida roccia. Per quanto sia troppo presto per speculare sugli esiti finali, non è fantascienza pensare a una scissione del Paese nelle sue due anime storiche, delle quali l’Est filorusso  si annoderà a filo doppio con Mosca o sarà addirittura annesso alla Federazione, mentre l’Ovest sarà in qualche modo legato alla politica monetaria europeista: o semplicemente all’interno del subsistema economico mitteleuropeo creato dalla Germania negli ultimi anni, oppure direttamente ripartito tra Ungheria,  Slovacchia e Polonia, essendo una sua esistenza indipendente da escludersi. In due parole si ritornerebbe quasi ai confini del 1939, che vedevano buona parte dell’Ucraina occidentale sotto sovranità polacca e il resto parte dell’Urss in quanto repubblica sovietica. Mentre la Russia denuncia l’opposizione: “Non ha tenuto fede a nessuno degli impegni presi, ma avanza nuove richieste piegandosi a estremisti armati” (ANSA), Gran Bretagna e Germania già annunciano che sosterranno il nuovo governo e chiederanno al Fondo Monetario Internazionale di concedere consulenza e aiuti finanziari, ci si chiede a chi giovi di più questo possibile scenario. Forse alla Russia, dato che le regioni più ricche e industrialmente avanzate sono proprio quelle orientali? Potrebbe spiegare la ritrosia del governo russo a mantenersi entro la cornice delle proteste diplomatiche. Certo è che ambo le parti non si siederanno pacificamente a un tavolo per discutere di una secessione, ma tenteranno di cavalcare l’onda per guadagnare il maggior vantaggio possibile, ovvero gestire il controllo della nazione nella sua totalità. Di certo non ne trarrà giovamento il popolo ucraino, che dovrà subire il quinto stravolgimento politico in meno di un secolo. In questo momento le diverse autorità locali in tutto il Paese si stanno organizzando da sole fintanto che l’ordine civile non sarà ristabilito a Kiev, nell’attesa che un governo provvisorio riveli al mondo quale sarà il nuovo senso di marcia.

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