Il discorso di Renzi per la fiducia in Parlamento

renziSignori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza. Da molti, anzi da troppi anni, le crisi di Governo erano poste e risolte dalla Camera attraverso più o meno tortuose manovre,agguati e compravendite di senatori  tanto che una crisi veniva regolarmente qualificata come un assalto,  ed il Ministero rappresentato da una traballante diligenza postale. Ora è accaduto per la terza volta, nel volgere di un triennio, che il popolo italiano – nella sua parte migliore – ha scavalcato un Ministero e si è dato un Governo al di fuori, al disopra e contro ogni designazione del Parlamento. Lascio ai melanconici zelatori del supercostituzionalismo il compito di dissertare più o meno lamentosamente su ciò. Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti e il Titolo V va cambiato, non c’è riuscito Letta a modificare l’art. 138 ma la battaglia non è persa. Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Potevo cambiare la legge elettorale, potevo costituire un Governo esclusivamente di Renziani. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. Gli avversari sono rimasti nei loro rifugi: ne sono tranquillamente usciti, ed hanno ottenuto la loro poltrona. Ho costituito un Governo di coalizione e non già coll’intento di avere una maggioranza parlamentare, della quale posso oggi fare benissimo a meno, ma per raccogliere in aiuto della Nazione boccheggiante quanti, al di sopra delle sfumature dei partiti, la stessa Nazione vogliono salvare. Ringrazio dal profondo del cuore i miei collaboratori, ministri e sottosegretari: ringrazio i miei colleghi di Governo, che hanno voluto assumere con me le pesanti responsabilità di questa ora. Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa Assemblea e certamente della maggioranza del popolo italiano, tributando un caldo omaggio al Sovrano Giorgio Napolitano, colui che trovò una Repubblica e ne fece una monarchia. Prima di giungere a questo posto, da ogni parte ci chiedevano un programma. Non sono ahimè i programmi che difettano in Italia: sebbene gli uomini e la volontà di applicare i programmi. Tutti i problemi della vita italiana, tutti dico, sono già stati risolti sulla carta: ma è mancata la volontà di tradurli nei fatti. Ci sono quattro cose da fare: fare, saper fare, saper far fare e far sapere. Il Governo rappresenta, oggi, questa ferma e decisa volontà. Saremo investiti di un potere legislativo primario e continuo, decreti legge e legislativi saranno all’ordine del giorno. Non tratterò tutti gli argomenti, perché, anche in questo campo, preferisco l’azione alle parole. Gli orientamenti fondamentali della nostra politica estera sono i seguenti: i trattati di pace, buoni o cattivi che siano, una volta che sono stati firmati e ratificati, vanno eseguiti. Il problema finanziario è fondamentale: bisogna arrivare colla maggiore celerità possibile al pareggio del bilancio statale. Abbiamo introdotto all’art. 81 il principio del pareggio di bilancio in Costituzione. Il governo Monti, nato per calmare la tempesta finanziaria che si era abbattuta sull’Italia, ha provocato un aumento del 12% nel rapporto debito/Pil, raggiungendo quota 132%. Non vi è dubbio che la situazione all’interno è migliorata, ma non ancora come vorrei. Il Jobs Act combatterà la disoccupazione giovanile, poco importa se scritto in quel modo non vuol dire nulla, rottamiamo anche l’inglese. Non intendo cullarmi nei facili ottimismi. Esercito e Marina cari ad ogni italiano – sottratti alle mutazioni della politica parlamentare, riorganizzati e potenziati, rappresentano la riserva suprema della Nazione all’interno ed all’estero. Per questo  il  partito, di cui sono segretario, ha presentato una mozione a giugno e non ha fermato l’acquisto degli F35. Così Iddio mi assista nel condurre a termine vittorioso la mia ardua fatica”Matteo-Renzi-1-1024x731

Giuseppe Floridia

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