Idiozie nuove per storie antiche

Le Femen a DresdaNell’anniversario del bombardamento di Dresda il collettivo di protesta ucraino Femen si è reso protagonista di una ennesima performance alla loro maniera, ovvero esibendo sul loro petto nudo alcuni slogan di dissenso. Oggetto della loro critica sono state in questa occasione le marce di ricordo per il bombardamento apocalittico di fine guerra. Una delle ragazze ha, come si vede, mostrato la scritta “Thanks bomber Harris”, in riferimento a sir Arthur Travers Harris, comandante in capo del Bomber Command della RAF all’epoca dei fatti di Dresda, dei quali fu quindi, insieme ad altri, direttamente responsabile. Si ricordi che il bombardamento anglo-americano sulla capitale della Sassonia trasformò l’intera città in un gigantesco autodafé nel quale perirono decine di migliaia di civili.
Inutile fare polemiche sulle varie giornate della memoria, poiché esse sono, per chi vi crede, momenti di cordoglio collettivo, e, al pari dei miti, si appellano ad analisi diverse da quelle dell’asettico distacco dello storico. Quello che qui risalta è, ancora una volta, la gratuita stupidità che anima queste “ribbelli”, evidentemente ignare delle forme più ovvie di rispetto civile, persino nei confronti dei propri nemici. Vien da sé infatti che pur essendo l’obiettivo della protesta di natura politica, quello che viene colpito è proprio il sentimento di lutto di quanti ricordano ancora quella tragedia tedesca. Se un gruppo palestinese analogo alle Femen realizzasse un’azione simile nella Grande sinagoga di Roma, l’atto sarebbe da condannare comunque in quanto idiota, per quanto possano essere fondate le critiche al sionismo. Non si confondono impunemente politica e identità senza esasperare tensioni già quasi irriducibili.

Davvero sfuggente questo alternarsi fra moralismo e opportunità, che demonizza i gruppi della destra radicale in Germania ma giustifica i loro omologhi nelle proteste di Kiev, che santifica le Pussy Riot ma fustiga quelle associazioni omosessuali, come gli Homovox in Francia, che manifestano contro l’approvazione del matrimonio gay.

In realtà non bisogna stupirsi, perché questo doppiopesismo non è che il risultato dei rapporti di forza dominanti nei media occidentali: riconoscere questo status quo e i trucchi che lo regolano è il primo passo che porta fuori dal tunnel.

Federico Pastore

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