Il dietrofront della sinistra sull’Euro. Letta: uscire dall’Euro è possibile

Può succedere a tutti di cambiare idea. Accade, spesso, anche per le valutazioni di natura politica ed economica. Non c’è niente di male, per carità, soprattutto se la variazione porta al ravvedimento di un errore. Non dovremmo stupirci, dunque, se illustri sostenitori e interpreti del lungimirante progetto della moneta unica europea ritrattino qualche punto del loro operato e del loro pensiero sull’Euro. Succede anche ai migliori, ma quando ad essere coinvolti dalla (parziale) conversione sono personaggi del calibro di Romano Prodi e Vincenzo Visco, beh, la cosa inizia a farsi interessante.

images-1Un anno fa, infatti, il professore prestato alla politica si è svegliato da un sogno che l’ha visto protagonista dichiarando, a brutto muso, che “è stupido che si lascino immutati 20 anni” i parametri di Maastricht. Non solo, Prodi ha poi recentemente attaccato la Germania, denunciando lo strapotere e la poca solidarietà dei tedeschi, cui ha diretto un duro monito: “non usciremo mai dalla crisi se la Germania resterà contro tutti”. Insomma, il premier che diede il via libera al folle cambio lira-euro che tanto avvantaggia l’export dei crucchi, ora si ravvede e dice: “se si spacca l’Euro, con una valuta del nord e una del sud, il loro tasso di cambio andrebbe a 2 e oltre e non venderebbero più una sola Mercedes in Europa”. Vale a dire: cari teutonici, aiutateci o se morirà Sansone (l’Italia), si trascinerà dietro tutti i Filistei (i tedeschi).

615px-Vincenzo_Visco_-_Festival_Economia_2013Anche Vincenzo Visco, il ministro dell’Eurotassa che ci ha permesso di entrare nell’Euro, se l’è presa in questi giorni con la Merkel e i Cancellieri suoi predecessori, i quali hanno guadagnato dall’entrata nella moneta unica di una valuta come la Lira “proprio perché era debole”: “In cambio di questo vantaggio sullʼexport – dice Visco – la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso. Ma non l’ha fatto.”.

La domanda, allora, sorge spontanea: se Prodi e Visco erano a conoscenza del vantaggio (economico e politico) che l’Euro avrebbe dato alla Germania, perché hanno accettato un cambio così svantaggioso per il Belpaese? E, soprattutto, perché solo ora che il danno è fatto si ricordano di alzare la voce contro i tedeschi che esportano da 10 anni, sostenuti dalla moneta unica, a spese di tutta l’eurozona?

DownloadedFile-1Meglio tardi che mai. L’ideologia dell’Euro a tutti i costi, forse, si sta lentamente sfaldando. E proprio nel manifesto politico a difesa di Maastricht arriva, indirettamente, una speranza: uscire dall’Euro si può. E’ il premier Enrico Letta, nel suo libro “Euro sì: Morire per Maastricht”(Laterza), a dirlo: “il rispetto dei parametri si trasformerà nella condizione per rimanervi, pena l’esclusione (…) o l’autoesclusione.”. Che potrebbe voler dire: se l’Italia non vorrà rispettare i parametri del Fiscal Compact, allora sarebbe automatica la sua uscita dall’unione monetaria. Non dover rincorrere a tutti i costi la riduzione entro 20 anni del rapporto Debito/Pil significherebbe, ad esempio, la possibilità di attuare politiche meno recessive: riduzione delle tasse, ricette per crescita e ossigeno per le imprese e le famiglie italiane. Letta ribadisce, infatti, nel suo “inno ai Santi Trattati” che la retrocessione dell’Italia dalla serie B (paesi deboli) alla serie C (paesi fuori dall’Euro) è possibile: un passaggio che ancora manca, è vero, ma che “non è detto che non venga introdotto”. Perché aspettare? Uscire è possibile e potremmo essere noi a dare il via.

Anche solo immaginare l’addio dell’Italia all’Euro e criticarne le evidenti mancanze era, nelle migliore delle ipotesi, populismo. Da combattere e sradicare. Eppure, già nel 1997 (anno di stampa del libro di Enrico Letta), la possibilità di dietrofront sulla moneta unica era ventilata e nulla (o quasi) è cambiato sul tema. Ora, dopo Prodi, Visco e tanti altri, anche Renzi è d’accordo che qualcosa vada rivisto.

E mentre nuovi e vecchi leader delle sinistre dicono la loro, agli italiani è ancora imposto il silenzio: è ora di un referendum sull’Euro.

Giuseppe De Lorenzo

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