La Sovranità Monetaria sul carro dei Forconi

20131210_143409In Italia il dibattito sull’Euro e sulla sovranità monetaria ha iniziato ad ottenere visione mediatica e risonanza tra la popolazione. L’euforia per la nuova moneta sembra finita. Alcuni partiti e singoli politici hanno sostenuto questa battaglia da subito, altri sono saliti sul carro in corsa, altri ancora continuano a difendere strenuamente il motto che è diventato quasi una preghiera: “ce lo chiede l’Europa”. Amen.

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In questi giorni il Belpaese è attraversato dalle proteste dei forconi. Il nome nasconde un calderone di movimenti variegato, alcuni molto distanti tra loro, ma accumunati dal disagio verso una politica resa  inerme e inutile dalla gabbia che si è costruita aderendo senza colpo ferire all’Unione Europea. A Bologna in piazza numerosi cartelloni chiedevano a gran voce il ritorno alla sovranità monetaria e l’uscita dall’Euro. La protesta si è armata di forconi, Ezera Pound, Giacinto Auriti e Tolstoy. Ma anche di presidenti americani e governatori di banche centrali, tutti d’accordo nel dire che un popolo senza sovranità monetaria è schiavo. “Riconsegnare la moneta al popolo – dicono i manifestanti – significa iniziare dall’uscita immediata dall’Euro”. “Ho perso la mia impresa per colpa della moneta unica”, ci confessa un (ex) imprenditore. C’è del vero: l’Europa ha sacrificato alla stabilità dell’Euro la sopravvivenza dei cittadini.

20131210_143258Non solo i forconi, però. In queste pagine abbiamo riportato il convegno organizzato dall’eurodeputato e presidente i “Io Amo L’Italia” Magdi Cristiano Allam e presieduto da economisti euroscettici, come Alberto Bagnai. In un’intervista a Radio Radio l’economista ha dichiarato: “c’è la necessità di un approccio trasversale sul tema”. Non tanto destra e sinistra insomma, si tornerà a litigare solo dopo aver “riconquistato la democrazia”. E sembra stia accadendo. La fondazione “Nuova Italia” di Alemanno ha organizzato qualche giorno fa un convegno sul tema della sovranità della moneta: la Destra, seppur un po’ in ritardo, sembra svegliarsi dal torpore. Grillo sono anni che strilla al mondo la necessità di tornare alla moneta nazionale. Berlusconi dopo aver perso il potere a causa delle pressioni di Bruxelles e dei  partner “forti”, non si farà mancare nella prossima campagna elettorale attacchi alla moneta unica. Sembra che il Cav, poco prima delle sue dimissioni forzate (autunno 2011) avesse avviato le trattative per uscire dall’Euro. Se non l’ha fatto, averlo pensato potrebbe essere bastato a Bruxelles per forzare la mano in favore di un avvicendamento con Mario Monti. A sinistra c’è chi promette di “sbattere i pugni in Europa” e poco più, ma se anche il papà della moneta unica, Romano Prodi, arriva a dire che “l’Europa così non va bene”, qualche speranza forse c’è.20131210_143343

Ovviamente non sono solo gli italiani a volere la sovranità monetaria: la crescita politica di movimenti come Fronte Nazionale, Alba Dorata e Alternative fur Deutschland dimostra che il tema sta diventando sempre più centrale.

Una cosa è certa: non c’è più quel velo di silenzio sulla legittima richiesta di ritorno alla sovranità monetaria. Non c’è più da quando la situazione dell’Europa è talmente difficile, finanziariamente e politicamente, che le voci fuori dal coro di chi non si allinea ai continui moniti dei grandi politici europei cominciano ad essere qualcosa di più di un semplice canto solista. Per Mario Monti essere euroscettici significava avere addosso l’infamante bollino rosso di “populista”. Enrico Letta è convinto che con le elezioni europee del 2014 ci sarà il “rischio di un Parlamento con il 25% di eletti anti-euro”. Un “rischio”, appunto, che deve essere combattuto che “minaccia la stabilità dell’Eurozona”.

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Viene da chiedersi: perché la democratica elezione di un parlamento euroscettico dovrebbe essere un rischio, invece che espressione diretta della volontà dei popoli europei? In Italia un referendum sull’Europa, sul Fiscal Compact o sull’Euro non è possibile e, dopo aver decretato l’adesione alla moneta unica senza consenso popolare, i governanti e tecnocrati dell’Europa faranno di tutto per combattere (e, perché no, magari annullare) il possibile exploit dei partiti euroscettici. E la chiamano democrazia.

Giuseppe De Lorenzo

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