La polemica giusta al momento sbagliato

legge-bossi-finiAgli ignoranti piace ormai citare la legge Bossi-Fini non perché la conoscano o c’entri qualcosa con la tragedia che è avvenuta a Lampedusa, ma semplicemente perché trovano opportuno evocare il nome di Bossi e il nome di Fini per fare campagna elettorale e darsi arie da politici indignati. Premesso che Bossi e Fini non mi sono per niente simpatici né condivido in più parti la legge che porta il loro nome, e ciò per il semplice fatto che non ha risolto il problema che si era prefissata e semmai lo ha complicato e basta, bisognerebbe informarsi prima di arringare dal palchetto della morte.

Il favoreggiamento all’immigrazione clandestina per paura del quale i pescatori a largo di Lampedusa non avrebbero soccorso il barcone naufragato ieri (osservazione già discutibile dei già citati ignoranti), c’entra poco o nulla con la legge Bossi-Fini perché presente fin dal 1998 nel c.d. decreto legislativo Turco-Napolitano noto ai più come Testo Unico sull’immigrazione. Ergo, l’eventuale pescatore che, al tempo del primo governo Prodi, fosse stato colto nel portare gli immigrati a riva, sarebbe stato indagato lo stesso così come teoricamente dovrebbe avvenire oggi. E, ugualmente, manco a dirlo, sarebbe affondato il barcone.

Ma la balla monumentale è ancora un’altra: il soccorso di vite umane costituisce un’esimente, e non c’è legge incivile che tenga. Se i pescatori non vogliono soccorrere i migranti in pericolo, condotta che costituisce reato, sono affari della loro  coscienza: non li sgravino addosso alle leggi statali, che già sono gravate abbastanza!

La domanda è: come mai nessuno ha mai richiesto prima, né mai richiederà fra un paio di mesi, la revisione della legge Bossi -Fini? Sono infatti resuscitati, chissà da quale luogo oscuro e invivibile, i critici militanti di questo testo “disumano”, rivitalizzati in un soffio dal numero agghiacciante dei morti. D’altro canto, se i cadaveri insaccati sulla spiaggia fossero rimasti alla decina come la settimana innanzi, nessuno se la sarebbe sentita di tirare in ballo vecchie e insincere contese. Ma ora che il conto ha superato in un sol giorno la centinaia, e non avrebbero più gloria a rimanere in silenzio, quegli stessi ignoranti già citati se ne corrono a rimproverare i tanti iscritti al partito del “Tornino a casa questi delinquenti!” come non fossero mai esistiti o come nascessero or ora da una costola deviata.

Peccato che non sia così. Ma anzi, una volta di più, la polemica d’occasione dimostra che i polemisti, al contrario di quanto dicono, sono i primi a considerare  gli immigrati compatiti dei semplici delinquenti, e ad auspicare che se ne tornino a casa. E sono i primi pure a bearsi, così il II governo Prodi, della vigenza di certe politiche. Altrimenti, perché non insistere sul tema anche quando la passione viene meno?

Fa scalpore, certo, che i sopravvissuti alla strage saranno a breve indagati per il reato di immigrazione clandestina, non essendo in possesso di un regolare contratto di lavoro. Ma io mi chiedo: abbiamo sempre bisogno di una fila di morti per accorgerci che la nostra normativa non funziona con i vivi? E abbiamo sempre la necessità di far polemiche ipocrite sopra un mucchio di cadaveri? Il nocciolo (perverso) della Bossi-Fini è proprio quello relativo a chi in Italia ci arriva, ma nessuno dei tanti polemisti di ventura è riuscito a tirarlo fuori dalla bocca fino a quando la procura ha annunciato l’iscrizione. Di sicuro non lo sapevano: come non sanno che undici anni di questo reato non cancellano la loro insopportabile indolenza né la loro insospettabile complicità.

Per quanto mi riguarda, tra i due fronti contrapposti, il primo che proclama di pagare la non ipocrisia al prezzo di una sincerità cinica e crudele e il secondo che rivendica una presunta superiorità culturale sul primo, scelgo innanzitutto di stare dalla parte di chi, invece di tifare una parte e ammiccare all’altra, addebita la responsabilità di questa strage all’indifferenza bacchettona dell’Unione Europea.

Per ciò che invece concerne la riforma della legge Bossi-Fini, che ripeto ha riguardo soprattutto agli arrivati, per evitare un nuovo pasticcio d’impulso non credo sia opportuno discuterne a caldo. Sempre che, e la cosa non è affatto scontata, a freddo qualcuno si ricordi.

Michele Spina

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