L’arma burocratica del progressismo

ScuolaSembra di essere tornati alle Repubbliche Marinare, che si facevano la guerra per la supremazia sul mare italico e non solo. L’Italia non c’era ancora (ma gli italiani sì) e si guerreggiava per il commercio. Molti anni dopo, invece, si battaglia a suon d’ideologie. Bologna e Venezia (e chissà quale altra città a breve: da umbro mi stupisce che Perugia non si sia ancora gettata nella mischia) si sfidano con le armi della burocrazia per essere più avanti di tutti sulla via maestra del progressismo. Venezia propone di cambiare le diciture “padre” e “madre” con le formule vuote e francamente sciocche di “genitore 1” e “genitore 2”. Bologna, allora, sentitasi spodestata per non essere stata la prima a partorire un simile aborto, ha deciso di tornare all’attacco, ribattendo colpo su colpo. Addio alle diciture tradizionali e sui moduli d’iscrizione alle scuole compare “genitore richiedente “ e “altro genitore”. Che dire, a vincere la battaglia – questa volta – è il capoluogo emiliano: può anche rimproverare a Venezia di aver inserito una palese discriminazione tra il genitore 1 e il 2. Certo, in buona fede, per ovviare all’evidente discriminazione delle parole che indicano una distinzione di sesso tra i genitori. Ma v’immaginate le feroci battaglie familiari per occupare il trono di “genitore 1”? Per aver evitato questo Bologna si merita un applauso.

La città delle torri non è nuova a sortite simili per anticipare il dibattito politico su questioni di diritti civili. Per l’Arcigay la scelta è un “atto di buonsenso e di buona politica”, noi chiediamo il consenso di dissentire. Permesso accordato?

Ci ho pensato su un giorno, ma non sono riuscito – sinceramente – a trovare un perché logico, politico e soprattutto di utilità alla mossa varata dall’assessore bolognese Marilena Pillati. Quale discriminazione possono portare con sé due parole semplici come “padre” e “madre”? La giunta dice essere solo un fatto burocratico, ma è impossibile crederci. Non c’è nessun motivo di coerenza interna, ma si sta usando la burocrazia a fini ideologici, per anticipare il dibattito politico e portarlo su un binario già preparato. In barba a cosa ne pensa la collettività e in ossequio a quanto desidera una minoranza.

Se non è così, ditemi cosa devo pensare.

Giuseppe De Lorenzo

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