Riflessioni di un dissidente

uduPrima della sentenza del Tar, che ha ammesso con riserva le liste escluse dalla commissione elettorale d’Ateneo, Cesare Borgia, rappresentante di Facoltà eletto nell’ UdU, criticava schiettamente  la linea intrapresa dalla sua associazione nel corso della vicenda. Vittimismo, opportunismo, saccentismo, bugie, incoerenza, difesa del proprio particolarissimo interesse. Il tutto senza ricevere uno straccio di risposta dagli interessati. Lo faranno?

Intanto le mie vogliono essere soltanto delle riflessioni: indipendenti, il più possibile sincere. E sarò anche un rappresentante UdU del Consiglio di facoltà di Giurisprudenza ma la verità, almeno la mia e forse di qualcuno che la pensa come me, bisogna dirla. Allora, quando si fa ricorso al Tar si pensa di aver ragione. Di essere la parte lesa. E sappiamo che l’Udu ha fatto ricorso al Tar perchè, a seguito della decisione della Commissione elettorale, aveva visto l’esclusione di gran parte delle liste per quelle che dovevano essere le elezioni universitarie, poi non più fatte. Così ha fatto ricorso e i tempi per le elezioni degli studenti e del Rettore si sono dilatati, mentre l’Ateneo rasentava sempre più il fondo. 

Non c’è una stabilità istituzionale e, tuttavia, bisogna attendere il giudizio del Tar per sapere se queste famose liste dell’UdU Sinistra Universitaria verranno riammesse o escluse per sempre (le liste sono state riammesse con riserva ndr).

Inizio col dire che il motivo della esclusione non era campato in aria. Sono stati commessi errori formali, di maggiore e minore gravità, a seconda delle liste presentate in ogni facoltà. E gli errori, seppure formali, sono pur sempre errori. Sappiamo che esiste un sistema fondato su regole, e se c’è stato chi è riuscito a rispettarle vorrà dire che poteva rispettarle anche l’UdU.

UdU che ha anche chiesto al Rettore, ad un certo punto, assieme ad un gruppo di professori dell’Ateneo, la fantomatica Autotutela, anche senza il consenso di quelle liste ammesse di chi non aveva commesso errori.

Questa, se approvata dal Rettore, avrebbe portato alla riapertura dei termini e le liste escluse sarebbero ritornate in pista, come se nulla fosse accaduto.

Intanto devo dire che questo sarebbe stato sbagliato, oltre che un cattivissimo esempio,peraltro disonesto. Proporre una cosa del genere, senza il consenso di chi errori non ne aveva fatti, avrebbe fatto pensare ai più che rispettare le regole, in questo Ateneo, non serve a nulla, perchè tanto si viene riammessi lo stesso. E per fortuna il Rettore è stato del mio stesso avviso.

L’Udu avrebbe potuto, e secondo me dovuto, chiedere pubblicamente scusa per gli errori commessi, ritirare il ricorso e chiedere la riammissione delle liste per un problema di rappresentanza che comunque esisteva ed esiste. Perchè di fatto escludere queste liste avrebbe portato ad un dimezzamento della rappresentanza radicale, con la Sinistra spazzata fuori dagli organi di rappresentanza dell’Ateneo Perugino. E questo secondo me sarebbe stato sbagliato. Quindi e chiudo: l’Udu non merita la riammissione perchè non ha commesso errori. Gli errori li ha commessi e non lo ha mai ammesso pubblicamente, cosa sbagliatissima. L’umiltà dovrebbe essere la prima caratteristica di chi vuole rappresentare qualcuno.

L’Udu “merita”, invece, la riammissione delle liste per un motivo di fondo molto importante. Quello che bisogna dare la possibilità agli studenti di votarli e non votarli. Quindi di giudicarli. Ed escluderli avrebbe portato alla eliminazione del diritto al voto e del dirittto al NON voto in capo agli studenti.

Se l’Udu ha commesso degli errori uno studente deve poterli non votare. Questo è fondamentale in un Paese democratico.

Detto questo: se anche il Tar non dovesse escludere dalla corsa queste liste, per tutelare la suddetta Rappresentanza di cui dicevo, spero tanto non si pieghi la decisione del Tar a proprio favore, o a fini elettorali.

E SPERO TANTO NON SI PENSI DI AVER AVUTO RAGIONE.

Gli unici ad avere ragione, ad onor del vero, sono coloro che di errori non ne hanno fatti.

Cesare Borgia

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7 risposte a Riflessioni di un dissidente

  1. Premetto che non conosco Borgia, né tantomeno l’ho tra i contatti Facebook quindi la sua nota la leggo oggi per la prima volta. Avrei voluto rispondere lì ma chiedergli l’amicizia solo per commentare la sua nota non mi pare molto sensato.

    “L’Udu avrebbe potuto, e secondo me dovuto, chiedere pubblicamente scusa per gli errori commessi, ritirare il ricorso e chiedere la riammissione delle liste per un problema di rappresentanza che comunque esisteva ed esiste.”

    La via “amichevole” è stata tentata e lo stesso Borgia dice che il Rettore ha fatto bene a non avallarla. Chiusa quella strada il ricorso era l’unico modo per evitare che le elezioni tagliassero fuori l’UDU per dei vizi formali per cui l’esclusione era decisamente esagerata come “pena”.
    Ritirare il ricorso è sempre stata un’opzione sul tavolo delle trattative.
    Il Rettore ha più volte provato a mediare tra l’UDU e le liste ammesse ma da parte di queste ultime non è mai stato dato il consenso a una risoluzione “amichevole” di questo “pasticciaccio brutto”. Se infatti da un lato l’UDU era disposta a ritirare il ricorso se si fossero riaperti i termini per la presentazione delle liste, le associazioni che si sono erette a paladini di ogni norma e regola hanno sempre detto “aspettiamo la decisione del TAR”.
    Da parte sua il Rettore, con cui Borgia concorda, si è sempre fatto scudo dell’intransigenza delle liste ammesse dicendo che senza il loro consenso non avrebbe mai e poi mai riaperto i termini per la presentazione delle liste onde consentire di sanare le irregolarità per cui molte liste (e di certo non solo dell’UDU) erano state escluse.

    E dunque perché ritirare il ricorso?

    “Gli errori li ha commessi e non lo ha mai ammesso pubblicamente, cosa sbagliatissima. L’umiltà dovrebbe essere la prima caratteristica di chi vuole rappresentare qualcuno.”

    Bisogna anche capire che quando si è già ricevuta una punizione smisurata (letale) per gli errori commessi (indotti anche dal comportamento dell’Ateneo, non entro nel merito) l’atteggiamento umile è l’ultima cosa che viene in mente di tenere.
    Escludere così tante liste della stessa associazione è quanto di più paragonabile ci sia alla pena di morte (fatte le dovute proporzioni) è naturale che la reazione più immediata sia la ribellione e non la supina accettazione.
    Che poi l’umiltà debba essere la prima caratteristica di chi vuole rappresentare qualcuno è un argomento di cui mi piacerebbe discutere e sul quale non ho mai riflettuto a fondo, ma così a caldo mi verrebbe da dire che non sono d’accordo (specie per quello che riguarda i soggetti sindacali).

    “Quindi e chiudo: l’Udu non merita la riammissione perchè non ha commesso errori.”

    ???

    “Se l’Udu ha commesso degli errori uno studente deve poterli non votare. Questo è fondamentale in un Paese democratico.”

    Forse (spero) gli studenti sono più interessati alle battaglie e ai risultati ottenuti in 20 anni che a degli errori superficiali nella compilazione di alcuni moduli.

    “E SPERO TANTO NON SI PENSI DI AVER AVUTO RAGIONE.”

    A Perugia abbiamo un modo di dire (non so quanto diffuso nel resto d’Italia) che rappresenta secondo me molto bene la naturale bonarietà (tendenza al compromesso) degli abitanti della città: “tu hai ragione, ma io non ho torto”.
    Che è poi ciò che l’udu ha sempre pensato relativamente alle liste ammesse (che invece hanno secondo me dato una gran brutta prova di sé nel voler a tutti i costi mantenere il vantaggio inaspettato di correre senza l’UDU in campo).

  2. Cesare Borgia ha detto:

    Ciao, provo a risponderti. Intanto, in una situazione molto grave per il nostro Ateneo l’Udu avrebbe anche potuto pensare di ritirare il ricorso. Di accettare l’esclusione e di farlo in nome di una certa onestà intellettuale oggi sempre più sommersa. Per dare un segnale chiaro: quando si sbaglia si paga. Ma in Italia non paga mai nessuno, si sa. E si sa anche che le liste non sono state riammesse perchè gli errori non c’erano ma perchè si sarebbe creato un vuoto di rappresentanza che io stesso definisco nella lettera pericoloso.
    Siccome poi le liste ammesse non volevano “far pace” (e forse qualche motivo lo avevano, essendo state ammesse senza fare errori e dopo essere state denigrate in ogni modo) si è arrivati a chiedere al rettore comunque l’autotutela senza il consenso di quelle liste. Questo è davvero disonesto caro Bindella. Questo non deve accadere mai. Ma come potresti mai un giorno spiegare a un tuo figlio che in Italia non soltanto non si è puniti se si sbaglia ma, quasi come premio, si progetta la via per venirne fuori a discapito del consenso di chi errori non ne aveva fatti. Questo è assurdo, inconcepibile.
    Poi parli a nome degli elettori e questo è un grave errore. Dici che a loro non importa di questi errori formali fatti, perchè guardano il lavoro svolto dall’Udu prima.
    Proprio come se un giudice in virtù di un bel passato dell’imputato arrivasse a non condannare per un reato commesso.
    Vedi, io studio Giurisprudenza. A me piace davvero quello che studio e credo che se esistono delle regole queste vadano sempre rispettate. E non esistono regole più o meno importanti. Si rispettano e basta.
    Infine e chiudo: credo sia fondamentale saper ammettere di aver sbagliato. Fare un passo indietro. Invece continuo a vedere e a leggere tanta arroganza e non la vedo solo io. La vedono tante persone che non voteranno l’Udu alle prossime elezioni.
    Questa arroganza, propria di chi vuole rinchiudersi nella torre convinto di avere ragione e che gli altri dicano sciocchezze, è del tutto estranea ad ogni logica di quella Sinistra e di quel progetto di cui parlava lo stesso Berlinguer.
    Leggete la Questione morale di Berlinguer e forse poi ne riparleremo, con qualche scudo lasciato a terra e magari un pizzico di onestà intellettuale in più e di umiltà.
    Cesare Borgia, Rappresentante Consiglio di facoltà di Giurisprudenza dell’Udu

  3. Alice Bernardelli ha detto:

    Avendo avuto modo di leggere la nota di Cesare solo ora, rispondo brevemente e spero che, se necessario, la conversazione continuerà in altro luogo.
    Racconto come è andata da noi (sono nel gruppo di Medicina); anche le nostre liste, Cds e dipartimento, erano state escluse.
    Il gruppo di facoltà di Medicina avrebbe potuto lavorare meglio, lo sappiamo anche noi, ne abbiamo lungamente parlato. Ma abbiamo lavorato, abbiamo raccolto anche più firme e relativi documenti del necessario (della serie “non si sa mai”). Ci dicono che siamo esclusi dalla rappresentanza di Medicina Sperimentale per i prossimi due anni per non aver ripetuto il nome della lista anche sui fogli successivi al primo. Corriamo a rileggere il regolamento; non è specificata questa necessità.
    E quando vengo a sapere che ai delegati è stata data l’indicazione di non farlo dagli uffici elettorali, quello che mi viene da pensare non è assolutamente che dietro ci sia un complotto; ma che semplicemente anche il personale di quegli uffici, trovandosi in una situazione di confusione, con decine di ragazzi in attesa di consegnare questi plichi infiniti, e avendo letto il regolamento, abbia pensato di semplificare il processo evitando che ognuno si mettesse a coprire questa mancanza, visto che i fogli erano contrassegnati da numero progressivo (sia i fogli, che le firme), e spillati insieme.
    So che su ogni foglio vi era lo spazio apposito, e che quando si compila un documento, lo si fa in toto; ma è chiaro che se di mezzo vi è la possibilità di esclusione, si combatte anche sulle virgole.
    In tutto ciò si scopre poi che l’università stessa è incorsa in un numero tale di imprecisioni, errori, manchevolezze che, a parte tutto, davvero mi chiedo se l’Ateneo è abituato a gestire tutte le questioni con tanta superficialità e incompetenza, o si tratta di una sottovalutazione del ruolo della rappresentanza studentesca e dell’iter che porta alla sua elezione, in vista di elezioni ben più importanti (?!); non saprei quale opzione sarebbe più grave.

    E ora scusa, continua a metterti nei miei panni. Oggi, 30 giugno, vengo a leggere questa nota, di qualche giorno fa. Scritta da un rappresentante Udu che non conosco; sono entrata nell’associazione a settembre, è vero, ma da allora ho saltato 2 riunioni. E pubblicata sul gruppo Udu da Francesco, nemmeno da te.
    Non è naturale che mi chieda dove sei stato tutto l’anno appena trascorso? perché queste osservazioni non sono mai state poste, prima d’ora? anche volendo, come avremmo potuto prenderle in considerazione? come puoi pretendere di criticare a posteriori il lavoro e le posizioni prese dall’associazione, se avevi la possibilità di metterle in discussione e non l’hai fatto?
    L’Assemblea è il luogo dove ci si confronta, si discute, si decide; bisogna dedicarle ben 2-3 ore a settimana, stare lì ad ascoltare opinioni che si condividono o meno, accettare la posizione della maggioranza quando si vota: un pò macchinoso, certo. Ma è il modo più efficace che abbiamo trovato per lavorare, e finché il metodo è quello, io vorrei non dover andare a scovare le opinioni dei rappresentanti sui loro profili personali o su qualche blog, ma sentirle esposte, giustificate, apprezzate o messe in discussione. In Assemblea..

  4. ideaoccidente ha detto:

    Aperta parentesi.

    Mi permetto di ribadire un concetto, sebbene io non c’entri nulla col merito di questa discussione: Cesare Borgia è un privilegiato. Io non ho mai ricevuto risposte serie alle domande che facevo sul blog. Forse perché ritenuto un folle. Forse perché c’era poco da dire. Resta che nessuno ha mai pensato di discutere con me sul merito delle questioni.

    E poi c’è il discorso assemblea. Se fosse un’occasione tanto gradita per dialogare in democrazia, mi chiedo il motivo per il quale persino la militanza stenta a parteciparvi. Non mi piace che essa venga intesa come sede esclusiva di discussione. Questo blog non è un pericolo perché possono leggerlo tutti. E’ una risorsa, semmai. Ed è anche un’opportunità per coloro che l’onere della partecipazione non vogliono addossarselo, ma comunque potrebbero intervenire, comunque sceglieranno se votarvi.

    L’assemblea dell’ UdU, invece, è una sede eminentemente politicizzata. Se la politica universitaria vuole davvero difendere i diritti di tutti gli studenti, parli a tutti gli studenti e non solo a se stessa. Parli anche a coloro che non hanno colore. E per questo ci sono altri mezzi. Domando ad Alice: a prescindere dalle obiezioni che rivolgi a Cesare, non ti pare che questa chiusura nei confronti del mondo non militante vi danneggi? Non ti sembra che il tentativo di convogliare le critiche all’ interno della vostra assemblea sia una goffa strategia per precludere agli altri la possibilità di conoscerle? Non parlo ovviamente delle critiche dei vostri stessi militanti, che magari è opportuno sintetizzare da dentro: parlo di quelle del rimanente, dell’opinione pubblica disimpegnata, dei vostri veri elettori stufi di andare a votare. Quelli che più trovano lo strumento assembleare desueto e politicizzato, più cercate di riproporglielo. Cristo, ma non vedete che l’affluenza alle elezioni universitarie è sotto il 20%? Non vi pare un problema? La gente, e per gente intendo tutti gli studenti, non ha più una coscienza politica; ma potrebbe riacquistarla. Cosa c’è di indemocratico, di incivile, di fastidioso, di inopportuno in questo blog? Perché non parlare apertamente qui?

    Io venni a una vostra assemblea e il clima non era di quelli distesi, d’accordo. Ma ti sembra democrazia quella di concedere a un singolo oppositore il diritto ad un solo intervento? Perché la regola -che poi ho infranto-, era questa: un intervento a persona. Ma in un gruppo di lupi e una sola pecora, ti pare normale? No. In democrazia ciascuna opinione deve avere lo stesso peso, e se c’è un contraddittorio in minoranza esso deve trovare posto quanto e come trova posto la linea maggioritaria. E qui, in questo blog, tutte le opinioni hanno lo stesso peso. Vuoi scrivere anche tu qualcosa, magari difendendo la tua scelta di campo e svelandoci un bel retroscena su, che so, Alleanza Universitaria o Idee in Movimento o Student Office da porre all’attenzione dei lettori? Mandalo e te lo pubblico, sarei felicissimo.

    La verità, che si vuole a tutti i costi nascondere, è che UdU attraversa una crisi culturale. Lo dico da esterno osservatore, ma è un’opinione che è forte anche all’interno dell’associazione. Non solo per come sono stato trattato io. Chiunque vede il trionfo dell’incompetenza. Chiunque vede che ti spacchi il culo per un gruppo di zimbelli che un giorno siederanno una poltrona al posto tuo. Non c’è meritocrazia, non ci sono premi, non c’è un’identità comune. Quello che dice Cesare è stravero: Berlinguer non avrebbe approvato un solo vostro comportamento degli ultimi tempi. Battutine senza significato, ironie, dileggi, insulti, bugie, incoerenza. E poi, nella questione del Tar, una lampante difesa del proprio particolare interesse.

    Mi spiace, la Sinistra è altro. Qualcuno, vostro malgrado, dovrà pure prenderne atto.

    Chiusa parentesi.

    Michele

  5. Alice Bernardelli ha detto:

    Michele, non intendo minimamente il tuo blog un pericolo, tanto meno perché lo possono leggere tutti; per questo costituisce una risorsa, semmai.
    Se mi ero promessa di non scrivere altro, e lo faccio solo perché ho cambiato interlocutore, è perché non mi piace discutere di questioni importanti in un botta e risposta rallentato dai tempi del web, dove non posso guardare in faccia la persona cui mi rivolgo e dove rischio di essere fraintesa,
    è anche il motivo per cui io, e credo anche altri, dopo un pò (visto che sono mesi e mesi che ci scrivi, blog a parte) non ti abbiamo più risposto: l’impressione personale che ho avuto, è che in realtà tu non sia davvero interessato alle nostre risposte, quanto a instaurare questi interminabili esercizi di dialettica in rete, che non so a chi possano essere di beneficio.

    L’assemblea dell’Udu, hai ragione, è fortemente politicizzata; ci mancherebbe che non fosse così, siamo lì apposta. Ma non ho assolutamente detto che si tratta di un’occasione “gradita” di discussione, almeno non per forza: ma che ti piaccia o no, l’abbiamo scelta come mezzo privilegiato decisionale e operativo, con le sue tante pecche, perché è il più democratico che siamo riusciti a trovare. E’ aperta a tutti: in molti sono passati, per vedere se era vero che ci vedevamo tutti i mercoledì di tutto l’anno, per conoscere i rappresentanti, per chiedere informazioni, per chiedere un aiuto, per provocarci. Alcuni sono tornati e rimasti, altri no. La cosa importante è che chiunque voglia, per qualunque motivo, trovarci, sa dove siamo; sa che ogni mercoledì c’è un’aula in centro dove degli studenti universitari si ritrovano a parlare di università e diritto allo studio, e che può venire anche senza prendersi l’onere (ma neanche l’onore) della “partecipazione”.
    E lo stesso si ripropone, si deve riproporre e si riproporrà, nei singoli dipartimenti, così come a livello nazionale.
    Chiusura nei cnfronti del mondo? No. Perché ogni partecipante è a sua volta membro di un gruppo di facoltà Udu, ma anche studente di un certo corso di laurea, che parla con i suoi compagni, con i professori, che vive in una realtà che ha poi il compito di riportare agli altri, in assemblea.
    Dovrebbe essere più partecipata, siamo d’accordo; non a caso in fondo a ogni nostro volantino o nota, è ribadito l’invito a farlo.
    è un modello che teoricamente è perfetto, in pratica decisamente meno. Se ne trovi uno migliore, facci sapere.
    E la regola di un intervento a persona non è mai esistita. Quelle che abbiamo provato a importi, e che scorrettamente hai infranto, sono le regole base del dialogo, ovvero quella di parlare uno alla volta, di ascoltare la replica del tuo interlocutore, di non alzare i toni.

    Quello che facevo notare della nota di Cesare, è che equivale a un’ammissione di di una grossa colpa: lui dice di essere rappresentante eletto di una associazione di cui non condivide la linea tenuta almeno nell’ultimo periodo. Ma non ha fatto nulla per cambiarla. Utilizzando l’assemblea, senza per forza apprezzarla come mezzo (ma anche qui, che ne proponesse un altro migliore!), ne avrebbe avuto la possibilità,

    Negli ultimi due mesi tante crisi abbiamo passato, ma culturale proprio no. Altrimenti, semplicemente, non saremmo qui a commentare sul tuo blog, la pagina facebook risulterebbe inutilizzata da maggio, ieri non ci sarebbe stata nessuna festa alla cuparella, alla manifestazione dell’AST a Terni non ci sarebbe stata nessuna rappresentanza studentesca, non ci sarebbe stato il nostro banchetto al PrideVillage di 3 giorni fa, nessuno si sarebbe occupato di lavorare sul nuovo bando adisu,

    Per qualunque cosa resto a disposizione. Così magari ne parliamo a voce

  6. ideaoccidente ha detto:

    Hai fatto un’ottima analisi ma non la condivido. Sarò conciso.

    Internet è una risorsa, esattamente. Ma se è una risorsa non può essere una modalità sussidiaria rispetto al botta e risposta diretto per quel che riguarda “questioni importanti”. L’oralità è un valore da salvaguardare, ma è un valore in crisi nera. E internet non lo sostituisce, lo integra. Tant’è che voi lo utilizzate e lo utilizzate anche di frequenza, ed è una bugia pure che avete smesso di rispondermi: semplicemente, preferite rispondermi su un gruppo privato di facebook. Sempre però usando internet. Contraddizione: c’è da fare una sana autocritica sulla vigliaccheria che impera tra di voi.

    La tua impressione personale, a una disamina oggettiva dei fatti, è smentita dai fatti stessi. Vi ho sempre ascoltato ma non ho mai ottenuto una risposta documentale degna di questo nome. E il mio proposito non è instaurare un profluvio cibernetico di opinioni telematiche: è far votare convinto chi vota. Oppure, solo, far votare. E’ informare, quello che udu non riesce a fare tramite interminabili (questi sì) comunicati stampa nella forma di bollettini di guerra. Un po’ indietro cogli anni insomma.

    Ancora: l’assemblea dell’udu è fortemente politicizzata e lo dici tu stessa. Sarà pure aperta a tutti, ma questo dato resta. E’ una piazza, ma una piazza un po’ meno libera di una piazza, praticamente imperfetta, che io non ho alcuna intenzione di cancellare: il mio consiglio è quello di integrarla, e voi, ripeto, nell’ombra già lo fate. E’ qui la chiusura nei confronti del mondo, la vigliaccheria, l’omertà, l’incapacità di catturare quell’universo non militante che io, con questa stupidissima piattaforma, sono riuscito a catalizzare. Persone che mi incontrano in centro e mi dicono: ” ho scoperto cosa fosse l’udu grazie a te”. E fanno l’università, compagni e compagne.

    La regola d’intervento mi era stata posta come prima condizione da Alessandro Pisello, che personalmente mi ha invitato all’assemblea. Si parla uno per volta e non, come vorrebbe buon senso, un contraddittorio per volta. E io venni lo stesso, per soddisfare il vostro capriccio poi rivelatasi una lebbra di chiacchiere. Ascoltate tutte, ma non mi è stato fornito neppure un briciolo di documento semiserio, salvo poi scoprire nei giorni seguenti che avevate un conto corrente e potevate benissimo presentarlo. Piccola precisazione, perché qui non sei onesta. I toni non l’ho alzati io. Sfido chiunque possegga un minimo di tensione nei confronti della verità a non interrompere gente che ti invita a “portare rispetto nei confronti dell’esecutivo” a poche ore di distanza da un linciaggio indecente compiuto a danno della tua persona. Persona, non opinione, non dichiarazione, non parola. L’interlocutore di cui avrei dovuto ascoltare la replica, che in realtà era una supercazzola circa i meriti dell’associazione (niente a che vedere con la trasparenza), poco prima definiva così il sottoscritto “ma ha una vita questo qui? perché non torna a farsi le seghe”. E il bello è che non solo avrei dovuto ascoltare il suo monito al rispetto, ma avrei dovuto pure, secondo la vostra bizzarra teoria, attendere un’intera assemblea che, invece di dimostrarsi rammaricata per la gogna, continuava a chiacchierare sul nulla.

    Culturalmente siete in crisi nera. I peggiori, con mezzo esame all’attivo, comandano l’associazione, rappresentano (o dovrebbero rappresentare) i diritti degli studenti; il comportamento che avete tenuto con me è uno scempio alla moralità; i personalismi galoppano, i dissidenti fioriscono; insomma, puoi accorgertene tu stessa se rifletti con assoluta obiettività.

    Michele

  7. Cesare Borgia ha detto:

    Cara Alice, purtroppo credo che molti di voi non siano al corrente di molte cose. Il fatto che io non abbia esposto il mio punto di vista in assemblea è soltanto una scusa.
    Tiziano e qualcuno dell’esecutivo, presenti con me durante alcune riunioni tenute nella presidenza della facoltà di Giurisprudenza dove con i ragazzi di altre liste si è cercato di trovare un accordo, sapevano benissimo la mia linea. Ho sempre detto, anche in quella sede, di ammettere i propri sbagli e il bello è che in quella sede, tutt’altro che ufficiosa, gli errori Tiziano li ha ammessi. E questo lo avevo apprezzato molto.
    Usciti di lì, però, il vuoto. Nessuna ammissione pubblica, come se ammettere di avere fatto degli errori rappresenti un peccato mortale.
    La verità, oggettiva, è che quando l’Udu ha capito come si sarebbe pronunciato il Tar ha deciso di cavalcarne l’onda. E siete quindi convinti che il Tar non abbia escluso le liste perchè l’Udu aveva ragione. Tutt’altro..
    Il Tar non si è voluto prendere la responsabilità di escludere questa rappresentanza. E anche io, come si può leggere nella nota, ero contrario alla esclusione della rappresentanza. Ma dire che non sarebbe giusto escluderla ma gli errori c’erano e dire che il Tar si è pronunciato così perchè gli errori non erano errori è completamente diverso e non è una questione di poco conto.
    Detto questo, e chiudo, continuo a non vedere nessuna e dico nessuna ammissione di colpa. Si continua a dire che si aveva ragione.
    E mi si incolpa di non essere venuto in assemblea, Io nelle sede opportune ho fatto presente all’esecutivo la mia linea, più di così non avrei potuto fare. Se fossi venuto in assemblea non sarebbe cambiato niente. Uscendo di lì, senza ammissione di errori pubblica e onestà intellettuale, avrei comunque e altre mille volte pubblicato la nota.
    Io non vengo in assemblea a discutere di strategie. Perchè quello viene fatto. E ricordate che in un mondo ideale avreste potuto anche non fare ricorso, dal momento che gli errori erano stati fatti. Avreste potuto per una volta dare la dimostrazione, l’esempio, che in Italia quando si sbaglia si paga. E invece no, perchè in Italia non paga nessuno. E chi sbaglia non solo viene riammesso ma crede anche di essere dalla parte del giusto.
    Cesare Borgia

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