Elezioni Universitarie, Cielloio i voti!

imagesVe la racconto per come l’ho vissuta e non la edulcoro. E’ una storia strana, nata per caso e non senza l’imbarazzo da parte dei diretti interessati. Molti erano ignari, soprattutto chi ha vuotato il sacco, ma alcuni sapevano che tra di loro c’era qualcuno che – forse – era meglio se non avesse saputo. Cosa? Ancora una volta, parliamo di elezioni universitarie. Oggi, però, niente strani movimenti di soldi dai grandi partiti o dalle organizzazioni sindacali alle associazioni studentesche, né strabilianti nostalgie sessantottarde. Non è uno scandalo, no. È una notizia.

Come si crea consenso alle tornate elettorali negli atenei? Caffè offerti, lievi violenze psicologiche e pedisseque suppliche ai propri elettori. Il tutto, di solito, per qualche centinaio di voti. I più fortunati, s’intende. Proprio per questo, trovare bizzarre strategie per attirare studenti è sempre una buona idea. Ora, noi ne abbiamo scoperta una alquanto strana, forse usata da molti, ma che rispecchia quanto sia sentita la rappresentanza nelle varie Università. Cioè praticamente niente.
Di soldatini per riempire le schede ne abbiamo visti molti, elettori consapevoli pochi. Ma questa è un’altra storia. Però, almeno la coerenza dovrebbe essere di casa nelle varie formazioni politiche universitarie. In fondo, qualche posto di “potere” lo si ottiene, se si fanno delle promesse elettorali occorre mantenerle, se ci si mette la faccia, poi, bisogna preservarla. Ecco, proprio di faccia andremo a parlare. Per essere chiari diremo: chi ha votato Student Office al CNSU nel nord-est può aver votato il volto sbagliato. Colpa sua? No, esclusa quella di non aver chiesto il documento ad alcuni presunti candidati.

Mi sono infiltrato – con autorizzazione e invito – ad una riunione dei giovani universitari di Comunione e Liberazione di Bologna. Come saprete, da questi si dirama la costola che affronta le elezioni universitarie sotto il nome di Student Office. Tema della serata: avere Cristo nelle proprie azioni, quelle quotidiane e di vita nel movimento. Tra i tanti racconti interessanti, quello dell’ignaro testimone. Un pentito involontario, che ha aperto un’anta dell’armadio degli scheletri: di quelle cose che si fanno ma non si dicono. “Mi sono spacciato per Teto e ho convinto la gente a votare per lui”. Ci ha messo la faccia: sì, ma quella sbagliata. Sul momento le risate sono sonore, in fondo ormai è tutto acqua passata. È partito da Bologna – ci racconta incauto – per andare in altre sedi universitarie a persuadere elettori a nome di Stefano Bucchi-detto-Teto, eletto al Consiglio Nazionale Studenti Universitari. Mica bruscoli, e c’è riuscito anche – non solo, certo – perché qualcuno gli ha permesso di ottenere il dono dell’ubiquità: fare campagna elettorale in due o più posti differenti contemporaneamente è un bel vantaggio. Qui, però, c’è più puzza di imbroglio che di miracolo.

L’infiltrato, intanto, ci torna su e si chiede: non se ne vanno a quel paese la rappresentanza, l’impegno con gli elettori e – un po’ – anche la credibilità? Sarà una sciocchezza, in fondo lo stesso scheletro potrebbe abitare tanti armadi di tante associazioni universitarie. Magari in forme diverse, ma pur sempre scheletro nell’armadio rimane. Noi, però, abbiamo trovato aperto questo e ci siamo fiondati dentro. Tra un omero e una scapola viene da domandarci: Student Office crea consenso imbrogliando gli elettori?

Giuseppe De Lorenzo

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