Pecore, pensai.

 club-bilderberg-monti-200596_tnPerché nel cervello d’un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli. (Viaggio al termine della notte, Céline)

Si parta dai fatti.

In Italia abbiamo:

– per Presidente del Consiglio un membro del Bilderberg Group e della Commissione Trilaterale, il cui zio è advisor per Goldman Sachs. Un uomo vicino ai poteri forti.

– per ex-Presidente del Consiglio un membro del Bilderberg Group, della Commissione Trilaterale nonché advisor per Goldman Sachs. Un uomo vicino ai poteri forti.

– per ex-ex Presidente del Consiglio un affiliato alla Loggia Massonica P2. Un personaggio che secondo l’Economist (il settimanale preferito dai centro-sinistri che considerano populista chiunque non riesca a guadagnare 10.000 euro al mese) voleva distruggere l’Europa e che invece rappresenta gli interessi propri e dei suoi compagni meglio di quanto rappresenti quelli dei suoi elettori e persino della finanza internazionale.

– per ex-ex-ex Presidente del Consiglio un altro consulente di Goldman Sachs e amico di George Soros, noto speculatore internazionale. Un animale politico che dietro il volto da curato di campagna ha potuto, senza che nessuno lo scoprisse, svendere interi settori dell’economia italiana (Italtel, Imi, Eni, Banca Commerciale, Alfa Romeo Avio, Fincantieri, Telecom) e distruggere la Sinistra nostrana (più in fretta di quanto B. abbia distrutto la Destra), realizzando il rigurgito democristiano che dalla Dc vampirizzò i comunisti rimasti orfani e ritornò politicamente vergine nel Pd.

Tutti i suddetti hanno esercitato il loro più recente ruolo politico sotto uno stesso Presidente della Repubblica: un uomo che custodisce molti dei segreti d’Italia, essendo lui stato per anni Ministro degli Interni, e che non si è mai azzardato fare un po’ di luce in merito. Quell’uomo che H.Kissinger (nobel per la Pace per aver bombardato il Vietnam) chiamava “il mio comunista preferito”.

Tutti i suddetti sono personalmente responsabili, per il periodo che compete loro, di gravi crimini contro lo Stato e il Popolo italiani.

Sì, crimini.

Attentare alla sovranità nazionale è un crimine. Usare gli strumenti della finanza (che NON coincide con l’economia) per depauperare le ricchezze nazionali in favore di potentati economici è un crimine. Adottare politiche estere servili nei confronti di potenze straniere è un crimine. Abusare dell’altissimo ruolo istituzionale che si ricopre per interessi che non coincidono col bene della nazione si chiama “alto tradimento”, e quindi è un crimine.

Se dicessi che nel 2011 l’attuale presidente della Repubblica con l’avallo dell’intero Parlamento ha fatto partecipare attivamente l’Italia a una guerra neocoloniale e predatoria contro uno stato terzo la cui sovranità era riconosciuta dall’ONU, molti solleverebbero il naso all’insù.

Se dicessi che nel 2012 il Governo italiano, con i voti di ambo le ali del Parlamento, ha fatto firmare all’Italia l’ingresso del MES e ratificato l’obbligo del pareggio di bilancio addirittura nella Costituzione, i più alzerebbero le spalle.
Se dicessi che l’Italia ha degli obblighi precisi in seno all’Ue per gli articoli del Fiscal Compact, che comportano la partenza di 40-50 miliardi ogni anno per i prossimi venti verso la Bce, mentre da mesi si scalpita su manovre economiche di “pochi” miliardi e nemmeno per risolvere nodi strutturali, quanti drizzerebbero le antenne?

  Il punto è che gli Italiani non hanno la minima idea di cosa siano il Mes, il Fiscal Compact, il trattato di Lisbona, o cosa sia successo nei cieli di Sirte due anni fa. E non ne hanno idea non tanto perché sono ignoranti (è strutturale che fra la gente ci sia chi si pone domande e chi no, come è naturale che esistano gli stupidi e gli intelligenti), ma perché vengono tenuti all’oscuro (il principio della libertà di stampa vs la retta informazione) e più di tutto perché la parte più curiosa e proattiva della comunità vede l’esigenza di risposte costantemente stornata dalla facile propaganda (“è assurdo che…”, “più sbirri morti”, “l’Europa lo vuole”), dalla demenzialità del destra / sinistra (come se esistessero valori di destra e valori di sinistra), dalla subalternità della classe intellettuale rispetto al Potere.

All’epoca dell’illuminismo gli intellettuali dialogavano col potere (Voltaire e Federico di Prussia) ma lo criticavano. Adesso, invece, il lettore di destra può sbavare sul cofanetto Rizzoli delle opere della Fallaci per l’ennesima falsità sullo scontro di civiltà e il lettore di sinistra può bearsi della coscienza infelice alla Saviano, del vorrei-ma-non-posso, l’uno e l’altro idioti intelligenti a servire lo stesso padrone: un’oligarchia che vuole realizzare un progetto mondialista e globalizzante, le cui armi sono la speculazione finanziaria e l’esportazione della democrazia (leggasi sogno americano) con le guerre imperialiste dello zio Sam. In verità, le culture di Destra e di Sinistra sussistono solo come manifestazioni patologiche di un corpo ormai esausto. Un corpo non più elastico ma plastico, in cui ogni sollecitazione si tramuta in deformazione permanente. Perché ostinarsi nell’uso di categorie che non servono a spiegare la realtà? L’antifascismo in assenza di fascismo. La nostalgia dei tempi che non si sono vissuti. Ma si pensa davvero che Hitler, Stalin possano realmente “tornare”? Davvero i cittadini delle due fazioni credono che le società contemporanee possano essere guidate in modo stabile da forme rigide di potere in cui la politica e l’economia possano essere dirette da apparati ideologici sostenuti da gruppi armati di poliziotti e soldati? Perché non si ammette che questi scenari non appartengono che al passato trascorso, ogni giorno evocato come spauracchio proprio per impedire ogni riflessione spregiudicata sulle forme del potere attuale? Perché non si vuol dire la dicotomia d/s giustifica ormai solo la finta dialettica delle campagne elettorali? Sicuramente perché è più comodo di una rivoluzione culturale a 180°, ciò di cui avremmo bisogno visti i problemi che riguardano la comunità nel suo insieme. Problemi che vanno oltre il colore politico.

Un cittadino adulto s’informa, legge molto, s’interessa di quanto accade nel suo Paese, approfondisce i punti che non gli sono chiari, indaga gli eventi che fanno sorgere in lui dei sospetti. Non interessarsi del proprio Paese significa essere rimasti bambini e quindi meritare di essere trattati come tali. Ecco perché il carteggio Mussolini-Churchill, le cartelle di Aldo Moro e l’agenda rossa di Borsellino rimangono misteri. Ecco perché il delegare e basta delle nostre democrazie è così comodo. Non si fanno le domande giuste e l’uditore è passivo, non proattivo, piuttosto prono.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale a 180°, ed essa purtroppo non verrà presto. So perfettamente che agli occhi di un sinistro o un destro politicamente corretti quanto ho scritto non è inglese o tedesco, cioè in parte comprensibile, ma armeno e turco cioè completamente incomprensibile. Non importa. Chi ha buone ragioni deve andare avanti. E quindi, visto che la nostra classe dirigente è composta di criminali (la dittatura del coltello è più sottile di quella della spada, ma sempre di dittatura si tratta) ma non ne sappiamo le ragioni…perché non ci chiediamo: che cos’è il MES? Cosa dice il Trattato di Lisbona? Cosa è successo ai civili di Sirte? Chi sono, davvero, i poteri forti?

Federico Pastore

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2 risposte a Pecore, pensai.

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