Ius Soli e reato di clandestinità sono solo propaganda!

Cecile-Kyenge-KashetuBisognerebbe fare i complimenti alla Ministra Cécile Kyenge, che di opportunismo politico dimostra di capirne eccome. Per essere una novellina al Governo della Repubblica Italiana, ha trovato egregiamente il modo di far parlare di sé e del suo ministero. Ha colpito il centro in un’opinione Pubblica satura di temi economici, Tares, Tarsu, Imu, processi Berlusconi e desiderosa di distrarsi con altro. Così, il primo Ministro Nero d’Italia ha ben pensato di sollevare un argomento che – detto onestamente – vista la situazione politica, istituzionale ed economica del Paese può avere tutte le caratteristiche di questo mondo, tranne quella della “necessità ed urgenza”. Come, invece, si sono spesi a dichiarare la ministra dell’Integrazione, i suoi fan, le sinistre e la presidente della Camera  Boldrini. La quale se la ride mentre in Parlamento si discute degli ultimi omicidi ad opera di irregolari in Italia, ma è attentissima ai temi etici-politicamente-corretti.

E proprio gli ultimi fatti di cronaca “nera” hanno rallentato la corsa della Kyenge verso lo Ius Soli, il diritto di cittadinanza ai nati nel nostro paese. Un ghanese prima e un senegalese poi hanno fatto tre vittime in pochi giorni. E ad accumunare i due eventi non è l’essere straniero, ma l’essere clandestino. Cosa c’entra tutto questo con lo Ius Soli e lo Ius Sanguinis? C’entra eccome. Concedere la cittadinanza immediata a chiunque nasca nel nostro Paese significa regolarizzare automaticamente la permanenza a chiunque metta piede per un attimo nel suolo italico. Infatti, sarebbe impossibile negare poi la cittadinanza anche ai parenti dei neonati partoriti appena superato il confine. Insomma, venire far nascere i propri bimbi nel Belpaese sarebbe proprio un affare. La follia di questa norma l’ha spiegata bene il Presidente del Senato Pietro Grasso (non proprio un leghista), affermando che saremmo invasi da “partorienti” al nono mese e questo “può trasformarsi in un grosso affare per i trafficanti di esseri umani”.

Clandestino e straniero non sono sinonimo di criminale. Non ci sogneremmo mai di sostenere una tesi del genere, ma occorre guardare i dati con attenzione per valutare l’incidenza nel tempo dei reati in Italia commessi da stranieri e – in particolar modo – dai clandestini, cioè coloro i quali risiedono nel nostro paese senza permesso. Perché senza lavoro, perché entrati irregolarmente. Cioè, di fatto, quelli che con l’applicazione dello Ius Soli sentirebbero più forte il desiderio di far diventare i loro figli immediatamente italiani.

Il reato di clandestinità è di recente introduzione nel nostro ordinamento (luglio 2009), ma tutti i paesi di antica immigrazione hanno tra le loro leggi il reato di ingresso e di permanenza illegale. Guardiamo, però, all’incidenza dei crimini di stranieri sul totale dei reati commessi in Italia: ci avvalliamo dei rapporti sulla criminalità e l’immigrazione del Ministero dell’Interno e ci scusiamo con il lettore se queste righe risulteranno un po’ pesanti. Ma non ci piace lanciare parole nel vuoto, preferiamo ancorarle ai dati reali. Anche per evitare le – solite – accuse di razzismo e i vari “anche gli italiani commettono reati”.

Nel lontano 1990, quando il numero di stranieri irregolari rintracciati (!) era estremamente inferiore ai giorni nostri, solo il 3% degli omicidi erano commessi da non italiani. Passano 16 anni, arrivano le riforme Dini, Napolitano-Turco, Bossi-Fini, il decreto flussi allargato e l’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Ue, e la percentuale schizza al 32%. Chiaro, statisticamente se aumenta il numero di stranieri, aumenterà anche la quantità di malviventi al suo interno. E’ anche vero, però, che in molte tipologie di reato sono proprio gli stranieri a primeggiare: come esempio bastino le rapine in abitazione (51%) e il furto con destrezza (68%). La domanda che sorge è: se i nostri criminali occorre tenerceli e combatterli, perché dobbiamo abbassare gli occhi davanti a quelli di stranieri irregolari? Il vero problema, infatti, è l’immigrazione irregolare e clandestina, non lo straniero generico.

Così ripetiamo: non tutti gli stranieri sono criminali, come non tutti gli italiani sono brava gente. Infatti – dati alla mano – nella grande maggioranza delle tipologie di crimini, l’80% dei reati commessi da stranieri ha matrice irregolare o clandestina. Non poco.

Irregolari e clandestini vanno a ingrossare le fila della malavita: perché senza lavoro certo, spesso senza casa e difficilmente alla ricerca d’integrazione. Non è un’opinione, ma un dato di fatto. Se poi a tutto questo sommiamo che la Corte Costituzionale ha reso praticamente impossibile rimandarli a casa propria (solo nel 28% dei casi si riesce) e che ogni giorno spendiamo 200.000 euro di soldi pubblici per trattenerli in attesa di sentenza, allora il quadro si fa chiaro. Dal 2006 al 2010 sono ben 160mila i clandestini trovati e non espulsi, che girano per le nostre città quasi certamente senza lavoro (o in nero) e facilmente avvezzi al crimine. Anche per sopravvivenza, s’intende. Ma non solo, e il killer col piccone Mada Kabobo ne è un esempio: erano le sue due vittime al momento sbagliato nel posto sbagliato, o era lui a non dover essere lì?

Allora facciamo un appello alla ministra Kyenge: lo Ius Soli non è e non può essere la soluzione al “problema” della cittadinanza in Italia. E vi spieghiamo i perché: il principio dello Ius Sanguinis è alla base di tutte le legislazioni europee. È vero, l’Italia è tra le nazioni con i criteri per concedere la cittadinanza alle seconde generazioni più stringenti, ma per discuterne un alleggerimento occorre fissare dei punti chiari: integrazione può esserci solo se vi è condivisione di valori, lingua e cultura. Per questo non può bastare essere nati a Lampedusa o vivere solo qualche mese in Italia.

Giuseppe De Lorenzo

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Una risposta a Ius Soli e reato di clandestinità sono solo propaganda!

  1. Marcello Casuso Alvarez ha detto:

    Sottoscrivo in pieno e per replicare a chi fosse anche solo un po’ interdetto riguardo il merito della negazione di Ius Soli, penso sia giusto proporre anche una legittimazione dal punto di vista giuridico. I figli di stranieri nati “sul” suolo Italico, al contrario di quanto avviene per i figli di italiano/i, non acquisiscono la cittadinanza, se non dopo aver raggiunto la maggiore età, quando sarà per loro possibile fare richiesta di cittadinanza se con alle spalle almeno 10 anni di residenza in Italia. Ora, a livello sostanziale, l’unico diritto che discrimina un cittadino da uno straniero è quello di voto (che strana casualità, vista la tenacia con la quale la sinistra si batte in questo tema), discrimine che tuttavia non sussiste nel caso di persone minorenni, che siano esse cittadine o meno. L’istruzione è garantita, la sanità è garantita, l’assistenza è garantita a un bambino straniero non meno che a un cittadino italiano suo coetaneo, e per dirla proprio tutta, in certi casi godono di servizi di cui non sono nemmeno chiamati a far fronte a livello economico, vista la tendenza di molti stranieri a dichiarare un reddito molto basso, ma questo è giuridicamente giusto, quindi è altrettanto giusto non strumentalizzare la questione (sotto tale aspetto).

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