Ius Soli: Il sonno della ragione genera mostri

Cecile-Kyenge-KashetuMaggio 2013 e guardando l’Italia sembra di sprofondare nel passato. Il sonno della ragione genera mostri, così Goya nel 1797 aveva intitolato una delle sue opere più famose e rappresentative del secolo breve e a quanto pare la ragione nel nostro paese gode di sonno pesante.

Basta guardarsi attorno, e senza nemmeno godere di un’ottima vista, per vedere che il nostro paese è popolato di mostri, una Gotham City lasciata troppo tempo senza il suo Batman. La situazione è critica: la crisi delle istituzioni imperversa da ormai troppo tempo, 25 anni di rivoluzione Liberale e siamo ancora fermi alla partenza, mezze riforme del lavoro, mille riforme dell’istruzione, stalli istituzionali e giochi di potere. C’è ben poco per cui elogiare questa nostra Democrazia rappresentativa che stride ed arranca lungo la strada del progresso.

Qualche giorno fa sembrava che il nostro paese si fosse liberato di uno dei suoi fardelli : il concetto di cittadinanza. Dalle file di questo governo di CentroDestraSinistra, di nomina regia, era partita una proposta che avrebbe illuminato leggermente il buio in cui è avvolta questa Repubblica: lo IUS SOLI. Finalmente in Italia, come in ogni nazione che cerca di crescere, si è parlato di concedere la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia, sostanzialmente concedere loro l’uguaglianza formale e sostanziale. Il diritto di essere parte, dai primi mesi di vita, della comunità entro la quale si cresce, senza dover aspettare fino ai 18 anni.

La legislazione vigente in Italia in termini di cittadinanza è mostruosa, basti pensare che per richiederla una famiglia di 4 persone deve sborsare allo stato una somma che si avvicina ai mille euro, uno stipendio. Come se a voi domani l’Agenzia delle entrate inviasse una notifica di pagamento: 250 euro cadauno per l’onore d’essere di stirpe italica. Detta così può strappare un sorriso, ma quando con due stipendi si fa fatica a raggiungere la fine del mese, di sorrisi ne rimangono ben pochi.

La radicalità dello ius sanguinius è tale che per prendere la cittadinanza i figli degli immigrati devono aspettare fino al diciottesimo anno di età e dimostrare di aver risieduto regolarmente in Italia per diciotto anni consecutivi. Se questo non bastasse è necessario inoltrare la richieste entro un anno altrimenti si perde il diritto, come se l’italianità è qualcosa che decade con il tempo. In sostanza le parole del ministro aprono la strada l’introduzione di principi di ius soli nel concedere la cittadinanza. Il dibattito nei paesi europei è stato già affrontato, Francia Germania ed Inghilterra si affidano ad un sistema misto. Rimane solo l’Italia, che come sempre resta indietro.

Nella eterogenea composizione di questo governo di transizione, che dovrebbe guadare il fiume della crisi verso la sponda delle riforme istituzionali, le reazioni sono state forti. Se gli ambienti del Pd ne sono sembrati rassicurati, ma la storia recente ci insegna che sono bravi a fingere, il Pdl ne è uscito profondamente offeso, tant’è che Schifani raccomanda, quasi stizzito, al neo ministro per l’Integrazione di “ essere cauta “; della serie: finche si dice che Mangano è un eroe va bene ma arrivare a dire che chi nasce in Italia ha diritto ad essere italiano è tutto un altro discorso. In fondo Schifani ha ragione, perché essere ragionevoli quando possono dire quello che vogliono e prendere voti lo stesso?

Naturalmente gli ambienti della destra sono geneticamente programmati alla difesa del concetto di Nazione, ripescandolo, senza troppo nascondersi, dall’ideologia dei primi del Novecento per cui essere parte di uno Stato non è una questione anche di nascita ma solo di sangue, meno naturalmente però a questa concezione dovrebbe essere legato il Popolo delle Libertà che nel recente passato ha dimostrato una versatilità e malleabilità ideologica di non poco conto. Tant’è che nella sua coalizione possiamo trovare di tutto e di più, un melting pot di visioni dello Stato riuniti sotto il “popolare” sorriso del loro leader maximo. Ed è proprio andando a rovistare tra queste alleanze che emerge un nome che stride con le ultime affermazioni ultranazionaliste del Pdl: la Lega Nord.

Dell’ultimo governo Berlusconi ben cinque ministri provenivano dalle fila di questo partito che si è contraddistinto, non serve essere Giovanni Sartori per dirlo, come partito anti-sistema. Le imprese “provocatrici” che li hanno accompagnata nella, ahinoi, lunga esperienza di governo vanno dall’aver bruciato la bandiera italiana all’aver sostenuto che la Festa per i 150 anni di Unità era un Lutto nazionale  and last but not least da anni proclamano la scissione del territorio nazionale (ogni tanto la Costituzione bisognerebbe pur leggerla) in due stati sovrani. Con che autorità quindi il popolo delle Libertà si fa portatore di queste istanze e soprattutto perché, e fino a ieri è stato disposto ad accettare qualsiasi insulto alla Nazione?

Un primo motivo è senza dubbio il tentativo di attuare la più famosa massima romana sul governo “DIVIDI ET IMPERA” in fondo cosa c’è di più facile che risvegliare i vecchi pregiudizi, non troppo assopiti, per cui se qualcosa va male è colpa del diverso? Un tempo si facevano le guerre per distrarre l’opinione pubblica sui problemi interni, ora queste sono mediatiche e avendo qualche televisione tutto è più facile.

Il secondo motivo è la volontà di farsi portatore autorevoli di quelle facce della destra italiana caratterizzate dallo zerovirgola e accolte a braccia aperte prima delle elezioni pur di battere la minaccia (fantasma) comunista.

Il terzo motivo è quello più preoccupante, anche perché agli altri due (populismo e clientelismo) siamo abituati. Sembrerebbe che per la Destra italiana (non intendo solo Storace) non importa cosa si dica o si faccia purché a farlo sia un uomo di classe media, bianco e italiano da generazioni. In sostanza ormai vi abbiamo abituato a tutto, da scandali internazionali a gestioni regionali da spavento, ma almeno i governanti che vi abbiamo dato erano tutti di certificata discendenza italica. Non lo so se a voi questo rincuora ma visti i risultati non sarebbe forse ora di cambiare qualcosina?

Xhuliano Dule

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2 risposte a Ius Soli: Il sonno della ragione genera mostri

  1. Deng ha detto:

    Faccio solo notare che dipingere come reazionaria o retrograda l’Italia, poiché non adotta lo Ius Soli, è una mistificazione della realtà. In Europa, Francia a parte, lo Ius Soli non esiste, nemmeno nei paesi considerati, opinio communis, più “civili” e “progressisti”.
    Che poi sia il momento di aprire il dibattito sullo Ius Soli, senza entrare nel merito dei danni all’economia e soprattutto alle tasche degli italiani che apporterebbe, mi sembra evidente sia falso. Siamo in piena crisi, i cassintegrati spuntano come funghi, le PMI chiudono ogni giorno, e questo sarebbe il momento di parlare di Ius Soli? A me sembra, piuttosto, che sia un disonesto modo di deviare dai problemi reali. D’altronde non è un caso che la campagna elettorale italiana, da anni, sia una delle più becere del mondo: non si parla d’economia, non si parla di politica estera (è un tabù), ma si copre il tutto con futili o quanto meno secondari argomenti.

  2. Deng ha detto:

    Inoltre, questo lo dico per dovere di cronaca, non attribuirei con tanta facilità la tutela dello ius sanguinis alle “destre”. Basta guardarsi la legislazione in materia nei paesi socialisti o filo-socialisti. Cuba, ad esempio, è l’unico paese americano (se sbaglio, sbaglio di poco) in cui vige lo Ius Sanguinis.

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