Se la destra politica sapesse concretizzare

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Leggi anche la nostra provocazione: la Destra è Morta.

 

“Tante idee, pochi voti”. Questa è stata la valutazione di un noto esponente della destra politica ritiratosi da tempo, alla notizia di una “riunione” di leader di vari partiti di destra.

Che la destra sia in difficoltà è indubbio. Dobbiamo però distinguere le cause della crisi della sinistra e della destra. La prima, deve fare i conti con un’ideologia che si fonda sul buonismo ma che non può dare risposte alla gente, specialmente in un tempo di crisi. Fatto sta che Bersani nella scorsa campagna elettorale non poteva parlare di politica: se avesse parlato di ciò che voleva fare la gente non l’avrebbe votato per niente.

La destra, invece, è in crisi perché non è capace di mettere da parte i propri interessi personali di corrente, o di partito, per fare ciò che oggi la gente vuole: concretizzare.

Se nella storia della politica italiana della destra non avessimo avuto continue scissioni, dal MSI, ad AN e PdL non ci sarebbe stato bisogno di quel ritorno ad Itaca che Marcello Veneziani invoca. Per questo, anche se tutte le destre oggi (o domani) si unissero, vista l’immaturità ed i personalismi delle correnti tutte, domani (o dopo domani) si ri-spaccherebbero nei loro micro partiti con i loro micro “leader”.

La destra non è un vecchio ricordo, ma certo è un insieme di valori che tende a conservare (forse il termine giusto sarebbe preservare, ma declinarlo sarebbe cacofonico) le tradizioni affinché continuino nel futuro, e nel futuro si possano concretizzare. Se riducessimo la destra come la parte euroscettica della politica saremmo degli ignoranti: l’idea di Europa unita nasce a destra definendola come “terza via” equidistante dal capitalismo a stelle e strisce e il comunismo russo.

Logo_Pdl_TpOggiSe qualcuno pensa che la destra nel PdL sia morta sbaglia, ma di certo non è in salute. E questa responsabilità è degli “uomini piccoli” che hanno ben pensato di sistemare le natiche loro e del proprio codazzo, senza dare una vera prospettiva alla propria azione politica, lasciando dietro di se il nulla oppure prendendo in giro chi con passione crede negli ideali (tra cui il merito) che urla ma che nella vita vera non pensa minimamente di attuare.

Come destra abbiamo un bagaglio politico e culturale, che può attraversare qualsiasi leader iper carismatico (persino Berlusconi), però ci vuole una squadra che decida di concretizzare quegli ideali. Berlusconi colpisce sempre l’obiettivo perché campa di sondaggi e volge la sua azione politica verso quello che vuol sentirsi dire la gente. Noi non abbiamo bisogno di sondaggi. Con la gente ci parliamo nelle scuole, nelle università, nelle strade e nelle piazze, e la gente ci aiuta ad interpretare quelli che sono i bisogni e le relative soluzioni.

Ecco cosa è mancato alla destra nel PdL: la militanza. Stavamo tutti rinchiusi nei palazzi ben contenti e felici del fatto che, tanto, c’era Berlusconi che trovava il consenso. A noi bastava governare, perché tanto di spazi ce n’erano a sufficienza per tutti. E attenzione: non disprezzo le “poltrone”, grazie alle quali si concretizza la tua idea politica, ma la pecca è stata non usare quegli spazi per diffondere quelle che erano le nostre idee e la nostra cultura così da contagiare il resto del partito.

Non possiamo dare nemmeno la colpa alle correnti, di cui io sono un fervente sostenitore, però queste sono passate da luogo di dialogo politico a sterile logica di spartizione delle posizioni verticistiche.

La destra che oggi vorrebbe ripulirsi la faccia se n’è andata dal PdL, ma finché giovava del consenso portato dal Cavaliere era disposta a votargli di tutto.

Tutti quelli che oggi sono fuori dal PdL (e parte della destra che sta dentro) devono scegliere quale esempio prendere. Almirante, che ci ha potuto guardare negli occhi ma non confrontandosi con le altre forze politiche non ha potuto trasformare in azione quell’importante bagaglio d’ideali politici che ci ha lasciato. Oppure Mussolini, che è entrato in Parlamento in coalizione con Giolitti, ha costituito un Governo votato da tutte e due le Camere, e così è riuscito a creare, tra l’altro, lo stato sociale che noi oggi conosciamo. Io preferirei la seconda, e che la destra unita torni tutta nel grande partito del centro destra che è il PdL.

La destra non è morta, è come un pezzo di un attrezzo magico di una storia d’avventura che va unito ad altri per manifestare i propri poteri. A sua volta questo pezzo (la destra) è diviso in mille pezzi (da zero-virgola) ancora più piccoli.

Questi piccoli pezzi vanno riuniti, e rimessi insieme in quel grande contenitore che è il PdL per riempirlo di contenuti per concretizzare.

Tanto la gente non premia (in termini di consenso) le idee, ma la capacità di una certa forza di concretizzare BUONE idee. E solo nel PdL sarà possibile concretizzarle. Che piaccia, o meno…

Errico Biagioli, candidato consigliere Pdl Corciano (PG)

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