L’Euro e l’Europa stanno uccidendo le democrazie?

EuroptowerChissà se la democrazia è la forma di Governo adatta per il nostro tempo. Per Rosseau essa era nient’altro che una delle possibilità: ve n’è una preferibile per ogni paese, in base alle condizioni particolari di ogni Stato. Non si può escludere, dunque, un rimodellamento nel tempo della forma di governo esistente in un paese a vantaggio di un’altra, considerata (a torto o ragione) più adatta. La storia lo insegna.

In Italia le elezioni ci sono state, formalmente il potere appartiene al popolo, “che lo esercita nei limiti” della Costituzione, e un Parlamento detentore del potere legislativo esiste ancora. Ma la crisi economica degli ultimi anni sembra aver indebolito la prassi democratica, le sue strutture e, forse, anche i suoi principi. L’ultimo atto, in ordine di tempo, che rende evidente la crisi della democrazia in Occidente è la decisione presa dal Presidente Napolitano di prorogare il governo tecnico, aggirare la fiducia delle Camere e nominare dieci saggi per le riforme. Già quando alla fine del 2011 il Governo Belusconi venne sostituito dal pool di tecnici guidati da Mario Monti, i dubbi sulla capacità di tenuta della nostra democrazia cominciarono a sorgere. Eppure, il tutto fu fatto nel pieno rispetto delle regole formali: dimissioni del governo precedente, fiducia delle Camere e insediamento del nuovo esecutivo. Fino ad oggi, invece, la prassi democratica non aveva mai previsto – e dunque regolamentato – l’esistenza di un ristretto gruppo di illuminati con il compito di proporre (o imporre?) al Parlamento le riforme necessarie. E la formula chiave è proprio “riforme-necessarie”, unica giustificazione per l’esistenza delle commissioni di saggi: chi è, infatti, a stabilire cosa è necessario al Paese? Il Presidente della Repubblica? No, dovremmo essere in democrazia parlamentare. Il Parlamento? Di fatto no, perché nessuno ha dato la fiducia ai dieci esperti. Il Governo? Nein, infatti quello attualmente in carica può solo occuparsi dell’ordinaria amministrazione.  Appare così evidente la forzatura operata da Napolitano, con lo scopo di trovare una soluzione all’impossibilità di formare un governo appoggiato da una maggioranza parlamentare. Colpa della legge elettorale, degli elettori e dei leader di partito? Forse, ma di norma se non si riesce dare un Governo al paese si torna alle elezioni. Invece no. E la spiegazione si rintraccia sempre nella solita formula magica delle “riforme-necessarie”, che una volta veniva espressa con il “ce lo chiede l’Europa”. Così, si è preso alla lettera il monito di Indro Montanelli, per cui la democrazia è il “trionfo della mediocrità”, affidandosi a dei saggi.

La congiuntura economica e l’Unione Europea hanno messo in crisi le democrazie occidentali. <<L’Europa smonta la democrazia. L’UE diventa sempre più potente e meno democratica>>, affermava il giornale svizzero Weltwoche già nel 2011. L’Italia, abbiamo visto, ha subito prima un governo tecnico e poi i dieci saggi. Ma non solo. La Grecia, allo stesso modo, ha vissuto il commissariamento della troika e la tecnocrazia. L’obiettivo, sempre quello: salvare l’Euro e l’Europa, o – meglio – l’Unione.  E se le proteste per quello che il salvataggio della moneta unica sta comportando sono – ovviamente – più forti nei paesi in sera difficoltà, anche nella Germania locomotiva d’Europa qualcuno ha sollevato dubbi e perplessità per decisioni che avrebbero scavalcato le regole democratiche. Giustificate – ancora – dalla “necessità” di salvare il salvabile. Al Bundestag, nel 2011, venne formata una commissione di nove parlamentari che avrebbero preso le decisioni più difficili in materia di salvataggio dell’Euro. Scavalcando, così, il Parlamento e la commissione di bilancio. A differenza dell’Italia, fu la Corte tedesca a dichiarare il tutto incostituzionale.

Insomma, le democrazie europee sembrano in affanno: le regole democratiche vengono aggirate e le decisioni economiche importanti sono prese a livello sovranazionale. “Regimi democratici possono essere definiti quelli nei quali, di tanto in tanto, si dà al popolo l’illusione di essere sovrano”. Chissà se è davvero così e, soprattutto, verso quale nuova forma di governo ci stiamo dirigendo.

Giuseppe De Lorenzo

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3 risposte a L’Euro e l’Europa stanno uccidendo le democrazie?

  1. antonella tenda ha detto:

    E’ evidente che la democrazia è solo uno dei modelli di governo possibili. Lo dice la storia analizzata in senso diacronico; lo dice la logica, essendo la democrazia una delle soluzioni applicabili al problema “governabilita”. Ma se consideriamo la modernità, anzi la post-modernità, vedremo che i termini che meglio la definiscono sono: complessità, soggettività, fluidità, movimento, possibilità, approssimazione, dinamicità, cambiamento, sperimentabilità, falsificabilità … Non so quindi se la democrazia sia il migliore dei modi possibili di governo di un paese, mi sembra, però, che allo stato attuale sia la forma che meglio integra i significati delle parole riferibili all’oggi visto in un orizzonte ampio.
    Certamente sul piano politico oggi la democrazia sta mostrando tutti i suoi limiti, soprattutto mostra in campo i suoi uomini peggiori; ma credo che abbia in sé i correttivi per far emergere nuove possibilità dalla capacità critica e dalla volontà creativa e costruttiva di soggetti con ideali comuni. Magari di più e di meglio di un Grillo! Non è una forma politica che risolve una crisi etica; è un risveglio etico dell’uomo costruito con fedeltà e pazienza che potrà rimodellare un sistema duttile quale la democrazia è in sé.
    Sul piano personale, poi, preferisco avere l’illusione di tanto in tanto di essere sovrano e la certezza di non esserlo sempre e in maniera sempre determinante, accompagnata dalla soddisfazione di poter sentire a pranzo discutere i mie figli in maniera animata e litigare per idee totalmente diverse, vederli uscire per portare fuori quelle idee in maniera altrettanto vivace e appassionata, diffonderle e difenderle e…vederli tornare tutti a cena!
    QUINDI, BRAVI!!!!
    A.T.

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