Il dibattito sugli F35: perché sì, perché no

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Perché sì:

SENZA DIFESA NON C’E’ STATO, FUORI LE IDEOLOGIE DALLA SPESA MILITARE

Il dibattito sugli F-35 ha colpito, sebbene un po’ di striscio, anche l’appena conclusa campagna elettorale. Non troppo, intendiamoci. Però si è visto il solito teatrino chiamato “scaricabarile”, in cui ognuno accusa l’atro di aver voluto questi aerei da combattimento. Suvvia, non fate finta, dal 1996 ad oggi si sono alternati governi di centrodestra a quelli di centrosinistra. E tutti hanno firmato i vari atti che ci hanno coinvolto nel Joint Strike Fighter. Non c’è da vergognarsi.

Poi, ci sono le posizioni dell’opinione pubblica, che s’è divisa in due fazioni: da una parte chi vorrebbe meno bombe e più fiori, dall’altra chi sostiene con forza la necessità assoluta di questi nuovi mezzi di combattimento. Apparentemente avanzati.

Chi sostiene che la spesa militare vada tagliata a priori, perché non necessaria, sbaglia. La difesa è una delle prerogative dell’esistenza stessa dello Stato: se viene a mancare, non esiste Stato. Può continuare ad esistere – questo sì – la Nazione, ma non è la stessa cosa. Una volta rinunciato a questo ruolo, potrebbe non volerci molto affinché l’abdicazione si allarghi anche ad altri settori della spesa pubblica. Per esempio, il welfare.

Inoltre, chi può assicurarci l’assenza futura di conflitti? L’Onu, parente stretta della Società delle Nazioni che – come noto – evitò il secondo conflitto mondiale? Il principio di rifiuto dell’offesa è accettabile, quello di rigetto della difesa è stupido. Senza parlare delle missioni in cui siamo impegnati, cui potremmo dedicare un’altra discussione.

Ma sbaglia, forse, anche il ministero della Difesa. Sono anni che difende la necessità per l’esercito italiano di dotarsi di questi aerei di quinta generazione. Senza considerarne i limiti evidenti e che costeranno più di quanto preventivato. E che non porteranno – anche se i dati diffusi sono spesso contraddittori – ad un indotto pari o superiore a quello che potremmo perdere lasciando da parte il progetto Eurofighter, aereo competitor del F-35 di cui siamo co-produttori.

Entrambe le due posizioni – la prima ideologica, la seconda non si capisce bene – non riescono a giungere alla giusta conclusione. Non serve una riduzione, ma un rimodellamento delle spese militari. Che non significa rinunciare al progetto, ma ridurre il numero di aerei da acquistare e reinvestire i soldi risparmiati nel miglioramento dei servizi di difesa. Che vedono i nostri militari impegnati in missioni di pace e bisognosi di equipaggiamento adeguato.

Le scelte su gli F-35 siano dettate dal buonsenso, non dall’ideologia. Ma alla luce di chi dovrà prendere la decisione, ho qualche dubbio. Sarà, ancora, scaricabarile.

Giuseppe De Lorenzo

 

Perché no:

“QUELLO CHE NON HO SONO LE TUE PISTOLE..”

Scrivere contro gli F35 e la militarizzazione, lo ammetto, è un po’ un’ironia del destino per  una col mio cognome. Inoltre, non mi sento portatrice di idee rivoluzionarie o assurdamente intellettuali sulla questione, diciamo anche, onestamente, che non sarei in grado di partorirle. Il mio dunque è un contributo pragmatico, per così dire.
Siamo franchi: abbiamo davvero bisogno di velivoli da 15 miliardi di euro quando ormai buona parte del paese non arriva a fine mese? Sì, ok, sono discorsi da populista.

Certo che ne abbiamo bisogno, dobbiamo mantenere militarizzata l’Italia. Ma perché? Per difenderci da chi? Dalla improbabile e ipotetica ma remota possibilità che una stato straniero tenti di conquistare noi (un Paese senza materie prime e con un signor debito pubblico)? Mi assumo personalmente la responsabilità di ciò che dico: Stati esteri non siate timidi, invadeteci. Ve ne prego.
Al momento, mi sembra che le vere priorità siano altre: la sanità, l’istruzione, la ricerca, le pensioni, la disoccupazione e chi più ne ha più ne metta. Citando Gino Strada: <<Ma lo sa lei che ogni anno spendiamo un miliardo di euro per tenere quattromila soldati in Afghanistan? Un miliardo di euro! Io non so come possano accettare questa cosa le persone che non hanno un lavoro o una casa, che non arrivano alla fine del mese»
Però bisogna sostenere gli ideali, i principi, si dirà. Pensate, quando i conquistatori ci sfideranno a duello noi ci difenderemo eroicamente perlustrando i cieli come aquile grazie a siffatti velivoli. Speriamo che quel giorno non ci siano fulmini, perché non ci sarebbe nulla di eroico nell’esplosione degli F35. Ebbene sì, oltre a problemi nella visibilità e nel sistema radar c’è anche questa minuzia. Invoco Zeus, dunque, di riporre le saette per quel glorioso giorno.

…per conquistarmi il cielo per guadagnarmi il sole.”

Fabiola Guerra

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