Lettera ai giovani politicamente disimpegnati

Parlamento italianoRicevo quasi ossessivamente, all’interno della mia facoltà, supplici incoraggiamenti ad impegnarmi in politica.

Ma quello che davvero non riescono a capire, e non riusciranno mai a capire, i militanti politici di oggi, le associazioni universitarie politicizzate, e i giovani impegnati tutti, è che la politica è già diventata l’ultima spiaggia morale di una testa pensante, ben al di sotto del leccare l’asfalto, la notte, schiantati a terra dall’alcol.

Ma se pure è l’unica via per accedere a un’ illibata baldoria stipendiata, che dura tutta una vita, c’è da domandarsi il motivo per cui nessuno più la rincorre.

Guardatevi intorno: fino a qualche decennio (o millennio) fa, l’uomo era davvero uno zòon politkòn, animale politico secondo la lezione aristotelica, con la politica all’ apice delle arti umane e funzione indispensabile per la salvaguardia della polis-civiltà.

Oggi l’animale politico, sempre più animale che politico, organizza balli, cineforum, continui concistori della memoria, convegni ideologici vuoti, serate in discoteca, insulse manifestazioni rituali (o forse sono parate?). E lo fa, l’animale, per cercare di dimostrare che sì, sta lavorando, e che sì, sta realizzando qualcosa, quando eventi del genere testimoniano di per sé la loro natura camaleontica, tappabuchi esibiti di un niente, che è obbedienza cieca, dell’animale, agli ordini superiori.

Da ciò il mio, e il vostro, disimpegno, ragazzi che come me vorreste ma non potete gestire il compromesso di lavorare con delle capre nella coscienza, di servire un consigliere magnaccia nella coscienza, di campar da puttane. Vorreste ma non potete prestare alla comunità il vostro prezioso servizio, perché non c’è riconoscimento delle qualità umane, dell’intelligenza, della preparazione, dell’onestà, della responsabilità, della sobrietà e, aggiungerei, del saper parlare e scrivere almeno in italiano corrente.

Siete invece di fronte alla concentrazione festante del vizio: il paternalismo gerarchico che ti fa scalare le posizioni con la totale irrilevanza della tua formazione, della tua condotta morale, del tuo valore accademico, e del merito, di cui tante lingue laide si sporcano la bocca ogni giorno. E che dire dell’impossibilità di formarsi un pensiero autonomo? E’ incentivato il vassallaggio miope, l’indottrinamento verticale, dogmatico, assuefatto, la droga delle idee di partito, e più sei fesso e più sei premiato, perché difficilmente ti farai un pensiero tuo, autonomo, difficilmente agirai secondo coscienza, difficilmente scardinerai un sistema corrotto, dacché sei fesso, e non vali niente.

E il fesso tace, obbedisce agli ordini, starnazza in piazza un copione altrui, ma lo sa, in fondo lo sa, che un bel giorno, mano a mano, mogio mogio, devozione per devozione, bivaccherà seduto su una poltrona per tutta la vita.

Per questo dico a voi, giovani disimpegnati che avete inteso e mi state ascoltando, che la politica dovrà corteggiarvi tanto a lungo prima di assoldarvi e avere il vanto e il prestigio del vostro contributo, che quel giorno gli eventi-specchietti dovranno chiuder bottega per riportare la gente a pensare, a discutere, a formarsi, e ai vertici di ogni movimento non staranno i mediocri, né i discreti, né i buoni, ma i migliori.

Perché chi è da meno, fa un passo indietro.

Michele Spina

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2 risposte a Lettera ai giovani politicamente disimpegnati

  1. Monica ha detto:

    “Vorreste ma non potete prestare alla comunità il vostro prezioso servizio, perché non c’è riconoscimento delle qualità umane, dell’intelligenza, della preparazione, dell’onestà, della responsabilità, della sobrietà e, aggiungerei, del saper parlare e scrivere almeno in italiano corrente. Siete invece di fronte alla concentrazione festante del vizio: il paternalismo gerarchico che ti fa scalare le posizioni con la totale irrilevanza della tua formazione, della tua condotta morale, del tuo valore accademico, e del merito, di cui tante lingue laide si sporcano la bocca ogni giorno.”
    E’ vero le difficoltà del fare vera politica sono immense. Dobbiamo stare vigilissimi perché non si diventi pedine di un sistema corrotto e soprattutto bisogna salvaguardare l’autonomia della formazione del nostro pensiero.
    Ma definire le iniziative di associazioni studentesche o singoli giovani impegnati “tappabuchi esibiti di un niente, che è obbedienza cieca, dell’animale, agli ordini superiori” e aggiungere “il fesso tace, obbedisce agli ordini, starnazza in piazza un copione altrui, ma lo sa, in fondo lo sa, che un bel giorno, mano a mano, mogio mogio, devozione per devozione, bivaccherà seduto su una poltrona per tutta la vita” è un insulto che non posso tollerare!
    E’ una visione distorta e diffamatrice che solo chi guarda da fuori può avere.
    Si mette in dubbio la capacità di autonomia di pensiero e la possibilità di influire effettivamente nella società con associazionismo o altre forme di politica attiva. Non sto a dire perché tutto questo è falso, è per me umiliante dover ricordare ciò che è ben noto a chi non fa finta di essere cieco.

    • Michele Spina ha detto:

      Non è un insulto, è una denuncia e un invito a chi fa politica a conformarsi alle regole della correttezza e della responsabilità sulla base di una valutazione di fatto. La politica deve imparare a rendersi simpatica: tu che la fai, lotta per questo. A me l’attuale logica dirigenziale disgusta, e infatti la guardo da fuori e la critico. Sta a te convincermi (e convincerci) che le cose non stanno così.

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