LA FORZA DELLA CONSAPEVOLEZZA

A poche ore di distanza dallo sbalorditivo e sconvolgente annuncio del Papa, mi sono trovato sconfortato e del tutto incapace di avere una visione chiara di quello che stava accadendo; il mondo, per un momento, non aveva più nessuna importanza. Questa sensazione di smarrimento arrivava ad intaccare la parte più profonda del mio cuore, non riuscivo a trovare una spiegazione, era la cosa più assurda che potesse accadere. Insomma, quel gesto, non era da Ratzinger, lui non poteva arrendersi così, non poteva lasciare il timone, per quanto mi sforzassi, non riuscivo a capirlo; eppure era quello che era accaduto. Potevo scegliere se confrontarmici o scappare, non c’era una terza via. Nelle stesse ore accadeva che anche persone distanti dalla Chiesa avvertivano lo stesso disorientamento come se, anche per loro, qualcosa di inspiegabile e profondamente oscuro stava accadendo e le loro domande erano anche le mie. Io, da cristiano, sentivo di perdere un Padre, ma a rendere la cosa ancor più dolorosa era il fatto che se ne andava non perché moriva ma perché sceglieva personalmente di rinunciare. Se anche Benedetto XVI lasciava, perché io non dovevo farlo, perché dovevo restare in prima linea a combattere quando anche lui veniva meno? Questo interrogativo scuoteva le fondamenta stesse della mia vita e non sapevo cosa fare. Mi sembrava un darla vinta a tutti coloro che lo hanno sempre attaccato, quasi uno scappare. E sentivo che dovevo e volevo agire, fare qualcosa, ma tutto mi appariva inutile. Fu in quel momento quando la speranza veniva meno, che alcune parole ricevute nel momento giusto mi hanno fatto intravedere uno spiraglio di luce, il punto er20130211_11909_papa1a se io mi fidavo o no di Lui. E dietro diretta domanda la risposta non poteva che essere affermativa. Così ho capito che mi stavo arrogando il diritto di piegare la realtà a quello che erano le mie idee e i miei sentimenti; capivo che avevo più a cuore il mio interesse a non essere turbato, piuttosto che quello a comprendere veramente quali erano le scelte giuste da prendere nell’interesse della Chiesa e dell’umanità, tuttavia ancora quelle risposte non bastavano completamente al mio cuore, ancora dubbi lo abitavano. Ma poi mercoledì, ascoltando il Papa parlare, il suo sguardo fermo e sereno seppure evidentemente carico di pensieri è stato più eloquente di ogni altra cosa. La luce della Verità e la gioia della fede erano presenti in quegli occhi. È stato evidente che la fiducia che avevo nei sui confronti non era venuta meno, anzi, ora era ancora più autentica perché provata. Dinanzi a lui ogni obbiezione, persino le teorie della stampa che lo vedevano ricattato e accerchiato, non riuscivano a mettere in dubbio la consapevolezza che il suo gesto era stato puramente frutto della sua volontà di servire nel migliore dei modi. Oggi appare sempre più evidente come una scelta del genere, che molti definirebbero, a ragion veduta, un’anomalia, nasconde nella realtà una forza innovativa eccezionale, prodotta da decisioni che possono essere prese solo da persone straordinariamente leali verso se stessi e verso Dio, persone che sono consapevoli del loro ruolo e del loro posto, così consapevoli perché liberi. Liberi perché coscienti che non sono le loro mani a edificare. Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere un passo avanti al resto del mondo prendendo in contropiede tutti; non ha destabilizzato le tradizioni che ha difeso per una vita intera, ma ha fatto una scelta difficile, coraggiosa e rivolta ad un bene superiore non dando importanza al giudizio che il mondo avrebbe avuto nei suoi confronti. Con un gesto di enorme umiltà ha riaffidato la Chiesa nelle mani di Colui che gliela aveva data. La certezza di fare la cosa giusta gli ha dato l’energia per compiere un gesto così pesante. Due sono i grandi insegnamenti che ho ricevuto nelle ultime ore: il primo è che abbiamo l’alternativa se scegliere il potere umano e dunque la prospettiva umana, quella che vede i grandi e i forti mancare di umiltà e coraggio perché non liberi di essere veramente se stessi oppure l’affidarsi completamente nelle mani di Colui che ci ha voluti, coltivando quel rapporto attraverso il quale siamo liberati dal peso di dover dimostrare una forza che non ci appartiene. La seconda infine è la consapevolezza che per quanto possano essere duri i tempi, difficili le situazioni, la barca di Pietro perdurerà negli innumerevoli secoli di là da venire perché non sono gli uomini a stabilirne la rotta.

Luca Marroni

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