GIORGIA MELONI ATTACCA: BASTA TECNOCRATI, SI TORNI ALLA POLITICA

Difendere il valore della Politica, costi quel che costi. Queste le parole d’ordine di Giorgia Meloni, a Bologna per presentare il suo libro “Noi Crediamo“. L’ex ministro se la prende con i partiti, colpevoli di aver fatto un passo indietro, trasformando l’Italia in un “consiglio di amministrazione”; con il governo Monti, incapace e non democratico, e con l’attuale legge elettorale. Ce ne è per tutti. E non a torto.

Si torni alla Politica

Come già in altre occasioni non abbiamo mancato di sottolineare, un governo fatto non di voti ma di carta (moneta), cioè non frutto della sovranità ma di decisioni di Palazzo poco democratiche, non è accettabile. Prima di Monti, infatti, Dini, Ciampi, e in parte Prodi, tutti i “tecnici” prestati alla politica per ovviare ad un problema di incapacità del mondo partitico di governare e di attrarre a se i cittadini, sono la finta soluzione ad un sistema marcio. Perché corrotto, inconcludente, alla costante

 ricerca dello scontro e quasi mai dell’interesse nazionale. Un sistema dove l’altro o è “da abbattere- dice la Meloni -o è alleato. Dove non si riescono a mettere da parte gli interessi di parte”, che precludono accordi nell’interesse nazionale. Un sistema mai davvero bipolare e troppo frammentato, dove la maggioranza non può governare e l’opposizione preferisce dare spallate che migliorare la legislazione. Ma la soluzione non è l’anti-politica, e non lo è nemmeno l’annullamento dei rimborsi elettorali (cioè del finanziamento pubblico ai partiti). Ovvio. Se si tolgono risorse

 (economiche e di credibilità) agli strumenti della Politica, i partiti, difficilmente si riuscirà ad ovviare al problema strutturale governativo italiano.

I tecnici a vita non bastano, non soddisfano la volontà del popolo di decidere il proprio destino, non sono democratici. E un partito dei tecnici non funzionerebbe, perché sarebbe un legno cavo. Privo della linfa vitale necessaria per ottenere risultati politici, morali, di valore e non solamente economici.

Ritrovare Credibilità

Quindi, la soluzione è sotto gli occhi di tutti: riacquistare credibilità. Come? Il periodo di abdicazione in favore del dittator Monti potrebbe diventare un boomerang positivo. Ma solo se i partiti ne diverranno consapevoli: i grossolani errori del governo tecnico, l’economia ancora in discesa e lo spread in risalita (ma non era tutta colpa di Berlusconi?), la fallimentare riforma del lavoro e le figuracce nella politica estera, potrebbero seppellire prima del tempo Monti&co. I professori, infatti, non sono riusciti a mantenere la linea programmatica presentata al Parlamento: i conti stentano a tornare e non c’è nessun progetto serio per la crescita. Inoltre, la faccenda dei marò in India ci imbarazza di fronte ai partner europei ed evidenzia l’inesistente base culturale e politica dell’esecutivo, fondamentali per prendere decisioni forti e non rimanere nel limbo. A completare il quadro di questi primi mesi di tecnocrazia ci sono le numerose ed esose tasse che tartassano e tartasseranno gli italiani. Non che una regolazione dei conti, anche attraverso l’aumento delle entrate, non fosse doveroso, ma così era capace anche un bambino. Mancano 100 euro, ne prendo 10 da mamma, 50 da papà e 20 a testa dai fratelli. L’economia mondiale e globalizzata non funziona così, certo non siamo noi a doverlo insegnare ai bocconiani: senza crescita, abbattendo il potere d’acquisto delle famiglie e lasciando invariati gli sprechi non risolveremo nulla. Anzi, ci stiamo scavando la fossa. Pero, almeno, la stanno facendo dei tecnici: siamo sicuri sarà della profondità giusta.

Ecco che i partiti, cavalcando quest’onda e esautorando le mele marce, potranno tornare protagonisti. Ma prima occorre cambiare la legge elettorale e riformare il sistema. La Meloni fissa gli obiettivi: mantenere il bipolarismo, aumentare la partecipazione dei cittadini nella scelta del candidato, evitare gli inciuci post-elettorali ed introdurre un codice etico per i parlamentari: chi sbaglia non sia più rieleggibile. E’ giusto così.

Giuseppe De Lorenzo

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5 risposte a GIORGIA MELONI ATTACCA: BASTA TECNOCRATI, SI TORNI ALLA POLITICA

  1. Urasawa ha detto:

    1. Monti non democratico? Ha un consenso che i precedenti governi si sognavano… Inoltre ha il sostegno dei due maggiori partiti, rappresentanti del popolo. Poi certo con questa legge elettorale i singoli parlamentari non sono diretta espressione del popolo, ma questa legge elettorale l’ha voluta anche il partito della Meloni.

    2. “Un sistema dove l’altro o è da abbattere o è alleato”. Detto da una che sta in un partito che deve parte del suo successo politico alla capacità di creare nelle menti della gente una divisione netta tra pro e contro Berlusconi, tra comunisti e “liberali”, tra gente che ama le donne e gente che va a trans.

    3. “Se si tolgono risorse (economiche e di credibilità) agli strumenti della Politica, i partiti, difficilmente si riuscirà ad ovviare al problema strutturale governativo italiano”. Io credo invece sia più probabile che in questo modo la politica si libererebbe di molta gente che ne vuole fare un lavoro, una via facile di guadagno. Se davvero fossero interessati alla credibilità, e non ai soldi, avrebbero già fatto la cosa più semplice, quella che più di tutte ridarebbe fiducia ai cittadini: stop ai vitalizi, taglio agli stipendi e ai privilegi (sì, sono un qualunquista). Se si teme che tagliando il finanziamento pubblico i partiti potrebbero essere soggetti alle pressioni delle lobby che li finanziano la soluzione è semplice: mettiamo un tetto (più basso possibile, magari) alla spesa per la campagna elettorale. Il PDL ha speso 53,6 milioni per la campagna elettorale, il PD 18,4; cominciamo a tagliare questi sprechi. Tutta credibilità in più.

    4. “I tecnici a vita non bastano, non soddisfano la volontà del popolo di decidere il proprio destino, non sono democratici. E un partito dei tecnici non funzionerebbe, perché sarebbe un legno cavo. Privo della linfa vitale necessaria per ottenere risultati politici, morali, di valore e non solamente economici.”
    Vero. Infatti questo governo dura poco più di un anno, al massimo.

    5. “L’economia ancora in discesa e lo spread in risalita (ma non era tutta colpa di Berlusconi?)”
    Incommentabile.

    6. “La faccenda dei marò in India ci imbarazza di fronte ai partner europei”
    Ma dove? Non ho sentito una parola di alcun leader europeo al riguardo. Ma poi anche qui da che pulpito! La Meloni sta nel partito di un signore che ha dato del “Kapò” all’attuale presidente del parlamento europeo.

    7. “Introdurre un codice etico per i parlamentari”… e magari rendere ineleggibili i condannati?

    • ideaoccidente ha detto:

      Grazie per i commenti, ma:

      1. Monti non democratico perché non eletto. Anche se sostenuto (più a forza che per volontà politica) da molti partiti non è espressione della volontà popolare: dopo una crisi di governo occorreva tornare alle urne. Monti e i professori avevano tutto il diritto di presentare un proprio programma agli italiani. Come sarebbe andata?

      2. Credo che ci ha cavalcato l’onda della divisione berlusconiani-antiberlusconiani non sia stato il diretto interessato, quanto una sinistra svuotata di idee…

      3. Sono d’accordo con te: riformare il sistema del finanziamento è doveroso. Cancellarli sarebbe pericoloso.

      5. Prova a darmi un commento, sono curioso….è vero o no che sembrava tutto risolto cacciato Berlusconi? E che prima fosse tutta colpa della sua poca credibilità?

      6. La faccenda in India imbarazza per l’incapacità di prendere una posizione forte. Il nostro governo doveva imporre una linea dura per ottenere il riconoscimento della giurisdizione italiana sull’evento. Si è dimostrato debole e senza idee. Nessun governo politico europeo i sarebbe comportato così.

  2. Urasawa ha detto:

    1. Il popolo non è sovrano assoluto. E’ sovrano nelle forme e nei limiti della costituzione, se la nostra costituzione prevede che un non-eletto direttamente possa essere a capo del governo allora è legittimo. Si tratta di una situazione provvisoria.

    2. Vabè qui ci sarebbe da scriverci un intero libro sulla convenienza di Berlusconi nel dividere tra “noi” e “loro”, soprattutto quando la sinistra è così divisa.

    5. Nessuno ha mai detto che Berlusconi fosse la causa di tutto, semplicemente era chiaro che la sua poca credibilità, unita alle specificità del nostro paese, formasse un cocktail mortale. Gli effetti del cattivo come del buon governo hanno bisogno di più di qualche mese per essere tangibili, e per ora lo spread è già 200 punti meno di quello di novembre (è vero che c’è stato il trucco dei prestiti alle banche all’1%, ma la Spagna ad esempio non è migliorata quanto noi, quindi si può credere che un qualche merito al riguardo questo governo ce l’abbia).
    Inoltre la credibilità non era certo l’unico problema. Berlusconi era in conflitto di interessi in qualsiasi cosa faccia: possiede tv e si regala frequenze televisive, è accusato di frode in bilancio e depenalizza il reato ecc ecc… Si potrebbe andare avanti per anni, ad elencare leggi fatte su misura che hanno minato le basi della libera concorrenza. Parlando di liberalismo, dov’è la rivoluzione liberale che aveva promesso? Non ha fatto niente in due decenni, se non sollevare polveroni su problemi che interessano solo a lui (ma veramente tu hai paura di essere intercettato quando telefoni ad un amico?).
    Poi certo, le cause più profonde dei problemi che l’Italia affronta sono altre, a volte direttamente colpa di politiche scellerate (baby pensioni), altre volte frutto di una sfavorevole congiuntura astrale (gli aumenti del prezzo del petrolio hanno un effetto catastrofico sui nostri bilanci).

    • ideaoccidente ha detto:

      Scusa il ritardo..

      1. E’ chiaro che la legittimazione – per così dire – formale c’è pienamente. Formalmente è tutto legale, altrimenti sarebbe stato un golpe. Ma, come sai, quello che è formale non sempre è corretto. Voglio dire: nella I Repubblica un gioco di questo tipo era all’ordine del giorno, perchè i governi erano fatti a Palazzo e non c’era chiara indicazione di un premier ne di una maggioranza. Ma nell’ultima legislatura, e in altre precedenti, il popolo (sovrano) aveva indicato precisamente l’eletto. Quindi, anche se formalmente si può fare un governo tecnico, esso non appare – ai miei occhi-legittimato “de facto”, perché è stata “spodestato” chi era stato, di fatto, direttamente eletto. E’ chiaro che dal punto di vista legale non si possa obiettare, ma dal punto di vista politico sicuramente.

      2. diciamo un po’ e un po’….

      5. Quanto alla credibilità ho qualche scetticismo. Certo, Berlusconi non era amato. Però il mercato, se dapprima ha accusato in positivo il colpo Monti, successivamente ha ricominciato a fare praticamente lo stesso gioco speculativo e al ribasso per i titoli italiani. Ora, è come quando nel calcio si cambia allenatore, di solito la prima partita la si vince sempre. E’ un po’ l’effetto della “prima volta”, della novità. Per Monti è stata la stessa cosa: un primo momento di euforia ( e i prestiti all’1%) e, poi, lo spread ricomincia a salire vertiginosamente, i consensi calano, le tasse aumentano, ecc…
      Sull’operato dei governi Berlusconi potremmo parlare a lungo e io non sono certo tra i più entusiasti: la rivoluzione liberale è stata avviata, ma non è riuscito a concluderla. Perchè? Tanti, troppi, motivi. Credo.

  3. michelebusi ha detto:

    Rispondo solo sul punto economico perché gli altri due sono più soggettivi e abbiamo pareri legittimamente diversi.

    Berlusconi non solo non era amato, aveva una pessima reputazione; è vero che la faccia non basta, ma aiuta molto perché quando un investitore, che non è un alieno, compra l’Economist e vede questa copertina – http://www.travelyourlife.com/wp-content/uploads/2011/06/berlus.jpg – è chiaro che ci penserà due volte prima di comprare un titolo di stato italiano. E’ meglio questa copertina – http://marisamoles.files.wordpress.com/2012/02/20120220_400.jpg -, o no?

    Solo per questo dovremmo baciarci i gomiti per avere Monti piuttosto che Berlusconi.

    Inoltre Berlusconi cercava voti facili, non curante delle conseguenze sul medio-lungo periodo. Togliere l’ICI? siamo un paese che strozza le imprese con le tasse e vogliamo spostare ancora più tassazione dal patrimonio sul reddito (perché ovviamente quelle tasse sono finite sul reddito, non è che puoi semplicemente diminuire le entrate, di molto, in un paese che è già in deficit)? Per non parlare del fatto che la tassazione sul patrimonio è ben più difficilmente evadibile. Non credo non ci avesse pensato che questo sarebbe stato un problema, ma l’importante era guadagnare i voti di chi, all’idea di una spesa in meno sulla dichiarazione dei redditi non pensa alle implicazioni, lo vota sicuro; Berlusconi doveva stare al governo a tutti i costi perché aveva interessi personali.

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