STOP AI PARTITI CASSAFORTE

Il finanziamento pubblico ai partiti fu previsto come strumento per non rendere la politica schiava dei poteri economici e dunque per non vincolare i parlamentari a chi dava loro i soldi per essere eletti. Come molto spesso è accaduto in Italia il proposito era buono ma la via condusse all’inferno. Il meccanismo, infatti, fu da subito oggetto di speculazione poiché da nessuna parte si stabiliva in modo chiaro e univoco a quanto dovesse ammontare la cifra e soprattutto come dovesse essere spesa. Fu così che i partititi ebbero la possibilità di scegliersi il proprio salario e da che mondo è mondo nessuno si priva di qualcosa che può avere. Si mangiò a quattro ganasce fino all’esplosione di tangentopoli, quando il popolo

italiano, sull’onda emotiva di quanto accadeva, decise, tramite il referendum, di abolire il finanziamento pubblico. Per un istante la situazione sembrò risolta, ma la cosa non durò perché si riuscì a far rientrare i soldi dalla finestra sotto forma di “rimborso elettorale”, rimborso che, come ha da pochi giorni attestato l’UE, è arrivato anche a toccare il 400% della cifra spesa. Ora la domanda che sorge spontanea è: ma a cosa servono tutti questi soldi ai partiti? Teoricamente dovrebbero andare a coprire le spese per le varie campagne elettorali e qui fermarsi, ma nella realtà servono nella migliore delle ipotesi a comprare il consenso con elargizioni ecc…, oppure a scopi privati come sta emergendo nella Lega. Il punto, dunque, è che i finanziamenti vanno limitati alle sole spese accertate e verificate, ma la cosa non può certo fermarsi qui, bisogna, infatti, vincolare anche l’utilizzo di questi soldi poiché non è accettabile che i partiti divengano delle vere e proprie imprese, con bilanci da multinazionali e beni immobiliari, conti cifrati all’estero e quant’altro; quello che non si capisce proprio è perché i partiti debbano avere tesori e tesorieri. I soldi corrompono è evidente, soprattutto se non sudati, ma ricevuti. Il partito deve esprimere idee e valori, non può comprare il consenso. La verità è che se chi deve dare l’esempio è il primo a trasgredire le regole, come possiamo sperare di risollevare il paese?

Luca Marroni

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