OTTIMISMO RUSSO

È ormai ufficiale: Putin è nuovamente al Cremlino. Dalle prime indiscrezioni, infatti, sembrerebbe che ha il consenso di oltre il 60 per cento della popolazione. Rieletto per la terza volta, ha però perso alcuni punti percentuali rispetto al 2004 (allora erano 71,3), ciò è certamente prova che, seppur con qualche difficoltà, la Russia si sta sempre di più avvicinando alla democrazia. Cosa accadrà adesso? E cosa accadrà nei prossimi anni? Probabilmente, data anche l’ovvia continuità con il passato, al Cremlino si continuerà con la stessa politica degli anni precedenti: scarso confronto interno ma lenti progressi diplomatici internazionali, anche se bisognerà tenere conto della crescente insoddisfazione di una parte della popolazione. Non sono però mancati i successi e i progressi: negli ultimi dieci anni il reddito medio russo è passato da 560 a 750 dollari al mese e la percentuale di popolazione sotto la soglia di povertà è scesa dal 40 al 15 per cento, con un relativo aumento sostanziale della classe media. Sarà questa la nuova borghesia, quella chiamata a decidere ciò che fare nell’immediato futuro: uomini e donne che iniziano ad istruirsi e ad interessarsi in modo sempre più attivo (grazie anche ad internet) alla politica, sia nazionale che internazionale. Importante sarà infatti il ruolo che la Russia, paese immenso, con al suo interno nove fusi orari, giocherà in questo secolo. Dopo la caduta del muro di Berlino ha riaperto le sue porte all’Occidente, che tuttavia non ha mai smesso di guardare con una certa diffidenza; ha recuperato in parte le proprie radici e sta cercando di sviluppare una forte coesione sociale facendo leva sul sentimento patriottico e sulla fede ortodossa che dopo la fine del comunismo, ha dimostrato di essere ancora viva e straordinariamente presente nei cuori russi. È proprio questo ultimo aspetto la grande speranza della Russia, infatti se il sentimento religioso è riuscito a sopravvivere a decenni di dittatura significa che poggia su solide basi e significa anche che acquisirà sempre maggior peso a livello politico. Ciò deve in qualche modo spronare anche noi, l’Europa, che da sempre abbiamo un rapporto privilegiato con la terra degli Zar, a riscoprire le nostre radici che in parte affondano sullo stesso terreno. Auguriamo dunque a Mosca, che si considera la terza Roma, di imboccare con decisione la via della democrazia e del mondo liberale, imparando però dagli errori di chi, come noi, ci è già passato e impari a non scindere il progresso dalla persona altrimenti un’altra crisi è già dietro l’angolo.

Luca Marroni

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