ITALIA, DAL MITO ALLA REALTA’

A ormai 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia ci sono ancora molti problemi irrisolti e molti modi differenti di ricordarla. Infatti come molto spesso avviene in Italia, si tenta di forzare la storia per darle una veste che l’avvicini più a quello che noi sentiamo. La realtà però è un’altra: la nostra Nazione è l’unione di persone che pur essendo nate nella stessa società, hanno coltivato e servito ideali molto differenti, talvolta anche antitetici fra loro; la festa dell’Unità Nazionale è, semplicemente, la manifestazione di questo. Alla luce di ciò il nostro compito è quello di trovare un terreno comune, è quello di scoprire ciò che sta veramente alla base dell’entità Italia, quel qualcosa che è riduttivo identificare solamente nel Risorgimento, ma che al contrario ha attraversato tutta la storia fino ad oggi. Mi sento di fare alcune riflessioni, al fine ultimo di dissipare, almeno in parte, la quasi mistica cortina di fumo che avvolge l’idea stessa di Italia. Innanzitutto bisogna tenere presente che l’Unificazione non fu un processo provocato dalla comune intenzione popolare, ma dalla decisione di uno stato, quello Sabaudo, di annettere a sé altri Stati Sovrani. Il meridione, ancora oggi, conserva in sé questa ferita e non ha mai smesso di rimproverarlo al nord, che da parte sua ha sempre creduto di aver risarcito in modo sufficiente, in termini economici, il Mezzogiorno. Inoltre, ferita ben più profonda e sicuramente parte del problema del mancato sentimento italiano, è da ricercarsi nella cosiddetta “Questione Romana”, nel conflitto che, nella prima fase dell’unità nazionale,

ha stravolto le coscienze della maggior parte degli italiani, divisi fra la fedeltà al Papa e la fedeltà al nascente sentimento patriottico. Si dovette aspettare la “Conciliazione” per arrivare a medicare la ferita, curata definitivamente solo negli ultimi anni dai Pontefici contemporanei che hanno benedetto la Nazione Italiana ricordando il suo esclusivo rapporto con il Successore di Pietro. Solo adesso, con il senno di poi, possiamo affermare che tutto ha avuto un suo disegno provvidenziale, che ha portato oggi la Chiesa ad essere ancora più universale e a rappresentare ancora meglio la coscienza del mondo. Fondamentale è ricordare anche che la nascita dello Stato Italiano non corrisponde alla nascita d’Italia; infatti la comune identità italiana era presente da secoli prima del 1861, come testimonia Dante. Un’Italia unita è necessaria certo, nessuno vuole dividerla, anche perché come ha detto il Capo dello Stato, divisi “saremmo stati estromessi dalla storia”; quello che però non è accettabile è la mancanza di un sentimento comune alla Nazione, sentimento che non può essere ricercato solamente nell’interesse risorgimentale, ma che deve riguardare necessariamente i valori ben più profondi nei quali la Nostra Repubblica affonda le proprie radici; tutti quei valori che l’hanno forgiata e che l’hanno differenziata dal resto del mondo, creando una cultura senza la quale lo stesso Occidente non sarebbe lo stesso. Fu proprio nel Medioevo che l’Italia si rese conto di avere un ruolo importante nel contesto geopolitico europeo e fu in questo periodo che iniziò il sentimento patriottico. In conclusione, dunque, se le motivazioni che hanno portato l’Italia ad essere unita de iure non ci appartengono pienamente, consideriamo nostre le motivazioni che la rendono unita de facto: motivazioni come l’unicità del popolo italiano, in grado di sviluppare l’invenzione più geniale, la forma d’arte più alta, in un contesto unico e autentico. Da sempre l’uomo desidera porre la propria vita al servizio di qualcosa che sia più grande di sé stesso, qualcosa che, come uno Stato possa incarnare gli ideali e i valori più eccelsi. Adesso, è giunto il momento che il popolo italiano torni a volare alto, nella convinzione che esso è nato non per volere di una cerchia ristretta di “illuminati”, ma in nome di quell’eredità culturale che da secoli ci contraddistingue. Riponiamo allora le nostre speranze nell’Italia, amiamola come una madre e facciamo in modo che il nostro futuro sia ancor più brillante del nostro passato.

Luca Marroni

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