I PARTITI INGOINO IL ROSPO MONTI E RITROVINO CREDIBILITA’

La nuova sfida dei partiti politici si chiama credibilità. È palese e sotto gli occhi di tutti che – oggi – quelli che per lungo tempo sono stati il centro dell’attività democratica abbiano non pochi problemi. Dopo il terremoto targato Mani Pulite, l’avvento della II Repubblica e la morte sostanziale dei grandi partiti storici, DC e PSI in testa, la discesa in campo dell’imprenditore Berlusconi sembrava poter cambiare le carte in tavola: rinnovamento, cambiamento, novità.  Ma quella novità, che ha poi influenzato anche la sinistra, non si è concretizzata a pieno. Né da una parte, né dall’altra.

Il rospo Monti

Così, a seguito dell’incapacità evidente e un po’ preoccupante di condurre le sorti del Paese da parte degli schieramenti politici, ci ritroviamo sottoposti ad un governo fatto di Professori, intelligenti sì, ma non espressione della volontà popolare. In fondo – direte – “chissenefrega”. Se servirà ad uscire dalla situazione poco rassicurante dove (ancora) ci troviamo, ben venga. Però, – aggiungo – era davvero necessario sacrificare la sovranità popolare e la credibilità della Politica alle volontà economiche europee ed allo Spread? Non si poteva davvero trovare una soluzione politica e non presidenziale, dove i partiti di maggioranza ed opposizione trovassero un accordo (o tregua) per uscire dalla crisi? Perché, diciamocelo, sostenere questo governo, per i partiti, è un duro rospo da ingoiare. Non certo una piacevole caramella.

Le prossime amministrative

Appare altresì evidente che la tentazione dei leader di abbandonare la nave guidata da Monti (e finanziata da Napolitano) sia tutt’altro che sopita, ma irrealizzabile almeno fino ad elezioni amministrative concluse. Perché la fiducia nei partiti è ai minimi storici dal 1992 e la prima preoccupazione rimane mantenere il governo delle varie amministrazioni locali. Come fare? L’idea predominante sembrerebbe essere l’adozione di liste civiche: banditi così i simboli di partito dalla competizione, che si vinca male o che si perda, nessuno ci rimetterà la faccia. Ma in questo modo l’ormai poca credibilità partitica calerà ulteriormente. Nascondersi non è una scelta coraggiosa, e questo l’elettore lo capisce. Può essere una buona mossa per far distogliere lo sguardo dell’opinione pubblica dalle manchevolezze dei partiti, ma non sarà di certo d’aiuto per recuperare il ruolo centrale che gli spetta nella scena politica nazionale.

No al dilagare dell’anti-politica

Il coma irreversibile in cui sembrano caduti i partiti ha alimentato la partecipazione a movimenti e pseudo-partiti arancioni o viola che sia.  Questa è la nuova tendenza: i partiti, incapaci ancora una volta di creare appartenenza e di presentarsi vicini alle esigenze della gente, sono surclassati a livello territoriale da organizzazioni più snelle, meno immischiate con i Palazzi e, all’apparenza, “nuove”.

Non credo che l’anti-politica, sentimento ormai diffuso, possa essere la giusta risposta alla crisi dei partiti. Ma è compito di questi ultimi, Pd e Pdl in testa, ritrovare la credibilità perduta e scongiurare il dilagarsi dell’anti-politica, che è un morbo deleterio per il Paese.

Servono partiti con identità forti e coalizioni meno litigiose; etica interna che scongiuri la corruzione con un forte rinnovamento della dirigenza e degli eletti. Infine, occorre riconquistare la fiducia del popolo. Solo così essi potranno abbandonare il ruolo di mozzi cui capitan Monti li ha relegati. E riprendere, finalmente, il timone.

Giuseppe De Lorenzo

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